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Diagnosi disturbo deficit di attenzione con iperattività

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bambino pirataIl Disturbo da Deficit d'attenzione con Iperattività fu identificato e studiato per la prima volta agli inizi del 1900. Sulla base di evidenze genetiche e neuro-radiologiche è oggi giustificata la definizione psicopatologica del disturbo quale disturbo neurobiologico della corteccia prefrontale e dei nuclei della base che si manifesta come alterazione nell’elaborazione delle risposte agli stimoli ambientali. Anche il neurotrasmettitore dopamina, responsabile chimico della capacità di concentrazione delle emozioni positive e dei sentimenti di felicità, è coinvolto nell’attività cerebrale che differenzia una persona con DDAI.

Il Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità).

La coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell'apprendimento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi d'ansia e, con minore frequenza, la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic

Per poter fare una diagnosi di DDAI, oltre a disattenzione, impulsività e mancanza di autocontrollo bisogna osservare i seguenti elementi:

  • Il bambino è irrequieto, muove mani e piedi, si dimena sulla sedia;
  • Il bambino spesso lascia il proprio posto in classe o in altre situazioni in cui si deve stare seduti;
  • Il bambino scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui questo comportamento è fuori luogo;
  • Il bambino presenta difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo;
  • Il bambino spesso è sotto pressione o agisce come se avesse un “motore interno”;
  • Il bambino parla eccessivamente.

È chiaro che tale diagnosi può essere fatta solo da un esperto abilitato con almeno 6 sintomi che devono perdurare per almeno 6 mesi presentandosi in maniera forte e con un’intensità che provoca disadattamento e contrasta con il livello di sviluppo.

Alcuni bambini possono presentare alcuni dei suddetti sintomi, non per questo è detto che si tratti di DDAI: spesso questi sintomi nascondono altre problematiche che in quel momento possono turbarne la vita quotidiana, ad esempio una separazione, un lutto in famiglia, un trasferimento, ecc. Ai fini diagnostici non ci si può soltanto limitare alla mera osservazione sintornatologica ma effettuare un osservazione a 360° (famiglia, scuola, abitudini, vissuti quotidiani, ecc.). [fonte MedicinaLive]

Una recente ricerca, durata dal settembre 2004 al marzo 2007 ha fornito dati che in parte supportano la tesi per cui gli additivi negli alimenti incrementerebbero i disturbi dell'attenzione e dell'iperattività in bambini già affetti da ADHD e in generale a tutti quelli nella fascia d'età studiata (metà infanzia).

In particolare i risultati dello studio concludono che: a fronte di una serie di indicatori dati dal giudizio dei genitori, degli insegnanti, dalla diretta osservazione e, nei casi dei bambini più grandi, da test sul grado di attenzione, certi coloranti artificiali e conservanti a base di benzoato hanno un effetto avverso sul comportamento iperattivo di taluni bambini mostrando un incremento della iperattività.

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