Per il Ministro Fazio, parlando della nota vicenda messinese, sembra che l'intramoenia sia un problema di trasparenza e dice che «il rapporto pubblico-privato è giusto che ci sia ma va regolamentato con grande chiarezza. È nostra intenzione adottare provvedimenti urgenti per definire meglio tali questioni». Fino ad ora non si sono accorti di nulla, a parte nelle campagne elettorali ove ci promettevano azzeramenti miracolosi delle liste d'attesa. ndr
L'episodio di Messina, dove il ginecologo privato della paziente è venuto alle mani con lo specialista di turno nella struttura, è «la punta dell'iceberg di questo problema - sottolinea Fazio - che comprende la non trasparenza dell'intramoenia, la gestione del privato e del malato che arriva nell'ospedale pubblico».
Quanto accaduto nel policlinico messinese «è una cosa inaccettabile non solo in sanità ma in generale - conclude Fazio - e si tratta di episodi che devono servire da monito severo per andare avanti. Mi auguro che vengano presi provvedimenti il più drastici possibile per dare l'esempio. Da parte nostra con le Regioni e gli strumenti che abbiamo a disposizione, verificheremo che ciò avvenga sempre meno».
«Tolleranza zero contro gli interessi privati dei medici negli ospedali pubblici, contro la malasanità politica ed economica, e contro un sistema di sprechi e interessi politici ed economici in sanità che va combattuto. È ampiamente dimostrato che la buona sanità costa meno di quella cattiva, perché non ci sono sprechi e altri interessi che determinano le decisioni. Tutti i governatori regionali, inclusi quelli eletti recentemente come Scopelliti, Polverini, Chiodi e Caldoro, sanno che è ormai ineludibile combattere contro questo sistema delle nomine dei manager e dei direttori sanitari e generali da parte della politica, spesso scelti con motivazioni diverse dalla qualità».
Se questi sono i convincimenti perché non prendere provvedimenti seri? Certe normative dovrebbero avere priorità rispetto alle leggi ad personam o aziendam, altrimenti sono solo chiacchiere, che fa piacere sentire e incanta qualche elettore distratto.
La regione Lombardia, che è sempre portata ad esempio dal ministro Fazio, ha approvato normative più liberali per lo svolgimento della libera professione, la stessa regione ha incrementato parecchio le attività e budget delle cliniche private...
Va invece messa la parola fine alle continue proroghe alla legge, l'ultima scadrà il 31 gennaio 2011 (Intramoenia rinviata al 2011), che consentono ai medici pubblici di svolgere la libera professione anche nel privato». Va inoltre «reintrodotta l'obbligatorietà dell'esclusività di rapporto per tutti i medici pubblici, a partire da chi ha le maggiori responsabilità gestionali. Se anche chi dirige il reparto appena esce dall'ospedale pubblico può operare nella clinica privata difficilmente si potrà avere limpidezza - scrivono Stefano Cecconi (Cgil), Cecilia Taranto (Fp Cgil) e Massimo Cozza (Fp Cgil Medici)
La commistione tra privato e pubblico è endemica e va combattuta anche con una chiara e semplice legge che abbia alcuni punti fondamentali:
- i tempi d'attesa medi di ogni singola prestazione non devono superare un certo numero di giorni rispetto l'attività libera professionale, altrimenti quest'ultima deve essere sospesa in favore dell'attività istituzionale;
- devono essere previste ispezioni, anche della guardia di finanza, che accertino con regolarità l'emissione di ricevute e fatture, con sanzioni pesanti ai trasgressori.
Si porrebbero così le basi per ridimensionare il fenomeno, certo non per azzerarlo.
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