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Decreto Brunetta approvato dal CdM

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Dopo l’approvazione nel Consiglio dei Ministri del 9 ottobre scorso, accompagnata da una conferenza stampa del Ministro Brunetta e del Presidente Berlusconi, si sono perse le tracce del Decreto Legislativo sulla riforma della Pubblica Amministrazione.

La Bozza n.33, pubblicata sul sito dello stesso Ministero della P.A., non è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, sparita per qualche giorno finché è ricomparsa come revisione approvata dal Consiglio dei Ministri.

vignetta_brunettaLa riforma, secondo quanto scrive il Ministro Brunetta, garantisce una migliore organizzazione del lavoro pubblico, assicura il progressivo miglioramento della qualità delle prestazioni erogate al pubblico, ottiene adeguati livelli di produttività del lavoro pubblico e riconosce finalmente i meriti e i demeriti dei dirigenti pubblici e del personale.

Tutte queste garanzie, assicurazioni e riconoscimenti come se la PA avesse già ottenuto questi risultati, che non si riesce nemmeno ad intravedere, la CGIL fa risaltare:

  • meno democrazia nei luoghi di lavoro con la proroga delle Rappresentanze sindacali unitarie (i sindacati che hanno firmato l'accordo non vogliono verificare il loro operato, in particolare nelle scuole);
  • meno tutele per tutti i lavoratori pubblici;
  • più centralismo nella gestione amministrativa e burocratizzazione nella valutazione del lavoro pubblico;
  • più ingerenza della politica nella gestione della pubblica amministrazione con la relativa accentuazione delle pratiche clientelari.

In realtà alcune parti potrebbero essere accolte con speranza (come la trasparenza), ma è solo uno specchio per le allodole, l'intera impalcatura è costruita su basi fragili, ispirate a trasmettere la sola percezione di efficienza attraverso l'instaurazione di metodi padronali del passato.

Entrando nel dettaglio, secondo Francesco Ingarra (dirigente del Ministero della PA), il principio ispiratore della riforma della pubblica amministrazione voluta dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione è quello della trasparenza.

Trasparenza intesa come accessibilità totale di tutte le informazioni concernenti l'organizzazione, gli andamenti gestionali, l'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali e dei risultati, l'attività di misurazione e valutazione, per consentire forme diffuse di controllo interno ed esterno (anche da parte del cittadino). A tal fine, ogni amministrazione adotta un programma triennale per la trasparenza della performance e per la integrità e prevede una apposita pagina web sul programma di trasparenza e integrità.

Il principio, già espresso nella costituzione, è presente in altre precedenti riforme che hanno iniziato a rendere fruibili molti atti pubblici, speriamo che queste nuove misure riescano a rendere veramente trasparenti tutti gli atti della PA (a cominciare dalle Delibere on-line).

Prosegue Ingarra: l'asse della riforma è, invece, l'attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera,  in modo da premiare i capaci e i meritevoli, invertendo la generale tendenza alla distribuzione a pioggia dei benefici che da decenni si verifica nella pubblica amministrazione.
Il decreto fissa in materia una serie di principi nuovi:
• non più di un quarto dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto,
• non più della metà potrà goderne in misura ridotta al cinquanta per cento,mentre ai lavoratori meno meritevoli non sarà corrisposto alcun incentivo.

La distribuzione tra le varie fasce può essere derogata dalla contrattazione collettiva integrativa entro limiti predeterminati. Inoltre, vengono previste forme di incentivazione aggiuntive per le performances di eccellenza e per i progetti innovativi; criteri meritocratici per le progressioni economiche; l'accesso dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione.
Il decreto realizza, inoltre, il passaggio dalla cultura di mezzi (input) a quella di risultati (output ed outcome) al fine di riuscire a produrre un tangibile miglioramento della performance delle amministrazioni pubbliche.

Per facilitare questo passaggio si mette il cittadino-cliente al centro della programmazione degli obiettivi, grazie alla customer satisfaction, alla trasparenza e alla rendicontazione; si rafforza il collegamento tra retribuzione e performance.

Per rafforzare la cultura della valutazione e della trasparenza nelle Amministrazioni si istituiscono una apposita Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità e organismi indipendenti di valutazione, in ciascuna amministrazione.

La Commissione predisporrà ogni anno una graduatoria di performance delle singole amministrazioni statali in base alla quale la contrattazione collettiva nazionale ripartirà le risorse premiando le migliori strutture e alimentando una sana competizione.

Qui bisogna fermarsi un attimo a ragionare. Tra i dipendenti si vuole un massacro perchè solo chi arriva tra i primi (25%) ottiene incentivi e benfici. Si introduce cioè il concetto di competizione, perchè si stabilisce che in una PA non possono esserci più del 25% di persone valide, competenti e meritevoli, anche se un servizio funziona a meraviglia ci rarà una parte consistente di personale che non avrà premi, anzi seguendo lo stile Brunetta, sarà comunque penalizzato e pesantemente. Il punto importante in questo sistema che non viene chiarito sono gli indicatori di valutazione del merito, sarà il lecchinaggio? Oppure un sistema oggettivo, che produce identico risultato, indipendentemente di chi valuta, perchè basato su indicatori incontestabili? La preoccupazione è fondata dai metodi storicamente utilizzati fino ad oggi...

Il dirigente diventa il datore di lavoro pubblico, il responsabile della gestione delle risorse umane e della qualità e quantità del prodotto delle pubbliche amministrazioni.

Proprio ad eliminare qualsiasi speranza il Ministro chiarisce: i dirigenti sono i veri responsabili dell'attribuzione dei trattamenti economici accessori in quanto ad essi compete la valutazione della performance individuale di ciascun dipendente, secondo criteri certificati dal sistema di valutazione.

La nuova normativa valorizza dunque la figura del dirigente, il quale avrà a disposizione reali e concreti strumenti per operare e sarà sanzionato, anche economicamente, qualora non svolga
efficacemente il proprio lavoro.

Viene promossa la mobilità, sia nazionale che internazionale, dei dirigenti e si prevede che i periodi lavorativi svolti saranno tenuti in considerazione ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali.

Vengono fissate nuove procedure per l'accesso alla dirigenza. In particolare, si prevede che l'accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali e negli enti pubblici non economici avviene per concorso pubblico per titoli ed esami, indetto dalle singole amministrazioni per il 50% dei posti disponibili annualmente, e che i vincitori del concorso saranno tenuti a compiere un periodo di formazione presso uffici amministrativi di uno Stato dell'Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.

Infine il sistema sanzionatorio e disciplinare: si semplificano i procedimenti soprattutto attraverso l'estensione dei poteri del dirigente della struttura in cui il dipendente lavora, la riduzione e la perentorietà dei termini, il potenziamento dell'istruttoria, l'abolizione dei collegi arbitrali di impugnazione e la previsione della validità della pubblicazione del codice disciplinare sul sito telematico dell'amministrazione. Viene poi ridisciplinato il rapporto fra procedimento disciplinare e procedimento penale; per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi certificati medici sono introdotte sanzioni molto incisive, anche di carattere penale, non soltanto nei confronti del dipendente, ma anche del medico eventualmente corresponsabile.

Per esigenze di certezza e di omogeneità di trattamento viene definito un catalogo di infrazioni particolarmente gravi assoggettate al licenziamento, che potrà essere ampliato, ma non diminuito, dalla contrattazione collettiva.

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