Associazione Salute

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Liste d'attesa e ALPI (intramuraria)

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Liste d'attesa e ALPI (intramuraria)
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vignetta_liste_attesaQuesto testo è parte di una tesi sperimentale universitaria di Statistica Medica.

Il legislatore ha previsto la forma di attività libera professionale internamente alle aziende ospedaliere al fine di ridurre le liste d'attesa; invece l'utente la percepisce come un escamotage per fargli pagare la prestazione, che il SSN avrebbe dovuto fornirgli gratuitamente o con il pagamento del ticket, entro termini di attesa accettabili.


Il sospetto che i tempi d'attesa siano volutamente lunghi, al fine di incrementare le prestazioni in ALPI,  sembra ormai convinzione diffusa, quasi una ovvia evidenza.

E' indubbio che il fenomeno delle liste d’attesa rappresenti uno dei punti più critici dei moderni sistemi sanitari, in quanto compromette l’accessibilità e la fruibilità delle prestazioni richieste.

Con la Legge finanziaria 2006 e successivamente con il Decreto Assessoriale della Regione Sicilia n.8268 del 30/6/2006 sono stati introdotti importanti novità sul tema delle prenotazioni:

  • entrata in vigore del “Piano di contenimento dei tempi di attesa per il triennio 2006/2008”;
  • divieto di blocco delle liste d’attesa (tecnica che sospende le prenotazioni per un certo periodo consentendo una falsa quanto temporanea riduzione dei tempi d'attesa);
  • monitoraggio di 52 prestazioni (diagnostiche terapeutiche e in regime di ricovero, day hospital o day surgery)
  • distinzione della prestazioni in classi di priorità urgenti e ordinarie (vedi tabella)

Classi di priorità ambulatoriale:

CLASSE B

Entro 10 giorni

Prestazione la cui tempestiva esecuzione condiziona, in un arco di tempo breve, la prognosi a breve del paziente o influenza marcatamente il dolore, la disfunzione o la disabilità

CLASSE D

Entro 30 giorni le visite, entro 60 giorni prestazioni strumentali

Prestazione la cui tempestiva esecuzione non influenza significativamente la prognosi a breve, ma è richiesta sulla base della presenza di dolore, disfunzione o la disabilità.

N.B. I codici successivamente sono stati modificati prevedendo le classi di priorità U-B-D-P.

Nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale, l’erogazione delle prestazioni entro tempi appropriati rispetto alla patologia ed alle necessità di cura, rappresenta una componente strutturale dei LEA, così come previsto dal DPCM 29 novembre 2001 e successive modificazioni. 

Tra i vari elementi da considerare nella gestione delle liste di attesa deve essere prevista anche la comunicazione trasparente ed aggiornata, dei dati inerenti tempi e liste d’attesa. La disponibilità di siti Web da parte di quasi tutte le strutture sanitarie consente di disporre di un efficace strumento di informazione e comunicazione, facilmente consultabile grazie alle caratteristiche di Internet, quali accessibilità, immediatezza, completezza, chiarezza e trasparenza.

Purtroppo solo il 23% delle aziende ospedaliere ed ASL in Italia forniscono i dati sui tempi d'attesa, mentre la Regione Sicilia si attesta con un deludente 0% (indagine 2006 del Ministero della Salute). Ciò non fa che peggiorare il rapporto con il cittadino. L'ALPI, introdotta da tempo per contribuire alla riduzione delle liste d'attesa, ha mancato l'obiettivo e forse ha accentuato il disagio.

Le prenotazioni in ALPI non hanno tempi d'attesa significativi e superano sporadicamente i 2 giorni d'attesa.

L'attività di libera professione intramuraria deve essere trasparente, soggetta a controllo e vigilanza, e deve rappresentare per il cittadino una reale opportunità ulteriore e non una necessità mascherata, dovuta alle attuali liste di attesa per accedere alle prestazioni sanitarie in regime istituzionale.

Dal numero di segnalazioni di disservizi registrati dal tribunale per i diritti dell'ammalato, per le prestazioni del SSN, il trend generale non accenna certo a migliorare.

trend_segnalazionicittadinanzaattivaTutto questo non fa che peggiorare il rapporto con il cittadino. L'ALPI, introdotta da tempo per contribuire alla riduzione delle liste d'attesa, ha mancato l'obiettivo e forse ha accentuato il disagio come è possibile dedurre dal grafico riportato (trend segnalazioni).

Per meglio visualizzare i grafici puoi cliccare sopra.
RISULTATI

E' opinione diffusa che una lunga lista d'attesa farà aumentare le prestazioni intramurarie, ma il numero di prestazioni in ALPI non decresce proporzionalmente con le liste d'attesa come poteva sembrare ovvio che accadesse. Anzi per alcune prestazioni, di cui sostanzialmente non esiste attesa (solo 2 giorni), c'è addirittura una inversione di tendenza!

tempiattesa_inordinedecrescente

Le grandi differenze trovate tra i valori osservati e valori attesi sono un indizio di una distribuzione realmente diversa da quella ipotizzata della dipendenza. In pratica non si riesce a trovare alcuna correlazione tra il ricorso in ALPI e le liste d'attesa.

Applicando il coefficiente di correlazione otteniamo r osservato=-0,708 che rappresenta la correlazione osservata, risultando un valore negativo bisogna ricercare una correlazione inversamente proporzionale rteorico= 0,59 con livello di significatività α=0,01. Paradossalmente all'aumentare delle liste d'attesa corrisponde una riduzione del ricorso a prestazioni in ALPI.formula_coefficientecorrelazione

Il coefficiente di correlazione è un indice della tendenza di 2 caratteri quantitativi a variare
congiuntamente
.

Il coefficiente di correlazione r varia tra -1 e 1.
-1 è indice di correlazione significativa negativa, ovvero all’aumentare di un fenomeno l’altro diminuisce o viceversa.

+1 è indice di correlazione significativa positiva e quindi all’aumentare di un fenomeno l’altro aumenta.

➔ 0 che si trova posizionato tra -1 e +1, è indice di indipendenza, ovvero i due fenomeni non variano in modo congiunto.

Nel caso analizzato l'associazione non è direttamente proporzionale tra i due fenomeni, comunemente ipotizzato, ma incredibilmente è inversamente proporzionale!

La limitatezza del campione non ci permette di affermare con certezza l'ipotesi. Possiamo però affermare che il risultato del coefficiente dimostra che non esiste correlazione di dipendenza tra liste d'attesa e maggiore ricorso a prestazioni in ALPI.

Sfatato il luogo comune della dipendenza tra liste d'attesa e ricorso in ALPI, traballa anche il motivo per cui il legislatore ha giustificato l'introduzione di tale attività all'interno degli ospedali (intramoenia), cioè uno strumento per ridurre le liste d'attesa.

Analizzando le singole prestazioni è possibile individuare un'attinenza tra le prestazioni “potenzialmente” gravi per la salute (quali ad esempio prestazioni cardiochirurgiche, neurochirurgiche, oncologiche, ecc.) e l'incremento percentuale di prestazioni ALPI. Molto più eloquente, infatti, è il forte ricorso a prestazioni in ALPI in ambiti di tempi d'attesa accettabili o fisiologici.

Questa ipotesi sembra trovare conferma ordinando i dati secondo il rapporto percentuale di prestazioni in ALPI rispetto al SSN (illustrazione 4). Infatti si ottengono così ai primi posti le prestazioni potenzialmente più “preoccupanti” per l'assistito. Al primo posto assoluto troviamo un esempio eclatante, la “visita neurochirurgica”, questa manca di una vera lista d'attesa (2 giorni) eppure trova una ricorso all'ALPI con frequenza persino superiore al SSN (116%).

L'assistito che chiede tale tipo di prestazione ha problemi gravi ed allarmanti, non sono i tempi d'attesa a convincerlo di rivolgersi al professionista.

tempiattesa_inordinedecrescente_ricorsoinalpi

Il risultato ci può fare ipotizzare che per alcune branche sanitarie le liste d'attesa non ha influenza sulla libera scelta dell'assistito, mentre per altre branche può diventare effettivamente un indirizzamento sgradevole.

E' vero che in alcuni casi i tempi d'attesa eccessivi (superiori a 60 giorni) spesso obbligano l'assistito a richiedere prestazioni intramoenia o cercare altrove la soluzione, soprattutto per alcune patologie; mentre per altri esami l'attesa è “sopportata”, seppure con sempre maggiore disagio, come evidenziato nell'illustrazione 1 iniziale (reclami).


CONCLUSIONI

Pur con le dovute cautele legate alla circostanza che i dati provengano da una singola azienda ospedaliera, si può evidenziare dai grafici che non esiste dipendenza tra tempi d'attesa ed un incremento al ricorso ALPI, almeno come motivo principale o preponderante.

Conseguentemente l'ALPI non è uno strumento specificamente valido alla riduzione delle liste d'attesa, altrimenti la percentuale di ricorso a questo strumento sarebbe dovuta aumentare al crescere dei tempi d'attesa e calare al diminuire dei tempi d'attesa. Quantomeno ci si sarebbe aspettata una proporzionalità di tipo tendenziale che invece, e paradossalmente, è risultata invertita!

In realtà sono molteplici le motivazioni che spingono l'assistito a ricorrere alle prestazioni in ALPI, si può supporre che particolare importanza rivesta l'esigenza di ottenere un esame accurato, più attento e di qualità superiore per esami delicati di cui si è preoccupati, per il grande rilievo che rivestirebbe una minima imprecisione (ad esempio: esami neurologici, cardiologici, oncologici, ginecologia e ostetricia).

In sintesi si preferisce l'accesso in ALPI quando la prestazione è fortemente legata all'abilità e competenza del medico, indipendentemente dai tempi d'attesa del SSN. Infatti, si ricorda, che una delle differenze sostanziali consiste nel diritto di scelta del medico, cosa che non può avvenire attraverso il SSN.

Successivamente, in misura minore, intervengono componenti psicologici, quale l'urgenza percepita dal paziente o la reale necessità di ottenere l'esame in tempo utile (tempi d'attesa eccessivi).

Contrariamente all'opinione comune l'ALPI può costituire realmente una libera scelta dell'utente, i medici per primi dovrebbero rendersi conto che le lunghe liste d'attesa sono solo una barriera psicologica,  soprattutto le nuove norme introdotte e la differenziazione in classi di priorità B-D, costituirebbero un passo importante verso l'abbattimento di tali ostacoli.

Purtroppo si deve constatare che tale sistema di priorità A e B è ovunque costantemente disatteso, in Sicilia, tanto che molti medici di base non lo conoscono e purtroppo ancor meno gli assistiti. (by Giuseppe Grimaldi)

Vedi anche:

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