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Liste d'attesa e ALPI (intramuraria) - Risultati

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Liste d'attesa e ALPI (intramuraria)
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E' opinione diffusa che una lunga lista d'attesa farà aumentare le prestazioni intramurarie, ma il numero di prestazioni in ALPI non decresce proporzionalmente con le liste d'attesa come poteva sembrare ovvio che accadesse. Anzi per alcune prestazioni, di cui sostanzialmente non esiste attesa (solo 2 giorni), c'è addirittura una inversione di tendenza!

tempiattesa_inordinedecrescente

Le grandi differenze trovate tra i valori osservati e valori attesi sono un indizio di una distribuzione realmente diversa da quella ipotizzata della dipendenza. In pratica non si riesce a trovare alcuna correlazione tra il ricorso in ALPI e le liste d'attesa.

Applicando il coefficiente di correlazione otteniamo r osservato=-0,708 che rappresenta la correlazione osservata, risultando un valore negativo bisogna ricercare una correlazione inversamente proporzionale rteorico= 0,59 con livello di significatività α=0,01. Paradossalmente all'aumentare delle liste d'attesa corrisponde una riduzione del ricorso a prestazioni in ALPI.formula_coefficientecorrelazione

Il coefficiente di correlazione è un indice della tendenza di 2 caratteri quantitativi a variare
congiuntamente.
Il coefficiente di correlazione r varia tra -1 ed 1.
➔ -1 è indice di correlazione significativa negativa, ovvero all’aumentare di un fenomeno l’altro diminuisce o viceversa.
➔ +1 è indice di correlazione significativa positiva e quindi all’aumentare di un fenomeno l’altro aumenta.
➔ 0 che si trova posizionato tra -1 e +1, è indice di indipendenza, ovvero i due fenomeni non variano in modo congiunto.

Nel caso analizzato l'associazione non è direttamente proporzionale tra i due fenomeni, comunemente ipotizzato, ma incredibilmente è inversamente proporzionale.

La limitatezza del campione non ci permette di affermare con certezza l'ipotesi. Possiamo però affermare che il risultato del coefficiente dimostra che non esiste correlazione di dipendenza tra liste d'attesa e maggiore ricorso a prestazioni in ALPI.

Sfatato il luogo comune della dipendenza tra liste d'attesa e ricorso in ALPI, traballa anche il motivo per cui il legislatore ha giustificato l'introduzione di tale attività all'interno degli ospedali (intramoenia), cioè uno strumento per ridurre le liste d'attesa.

Analizzando le singole prestazioni è possibile individuare un'attinenza tra le prestazioni “potenzialmente” gravi per la salute (quali ad esempio prestazioni cardiochirurgiche, neurochirurgiche, oncologiche, ecc.) e l'incremento percentuale di prestazioni ALPI. Molto più eloquente, infatti, è il forte ricorso a prestazioni in ALPI in ambiti di tempi d'attesa accettabili o fisiologici.

Questa ipotesi sembra trovare conferma ordinando i dati secondo il rapporto percentuale di prestazioni in ALPI rispetto al SSN (illustrazione 4). Infatti si ottengono così ai primi posti le prestazioni potenzialmente più “preoccupanti” per l'assistito. Al primo posto assoluto troviamo un esempio eclatante, la “visita neurochirurgica”, questa manca di una vera lista d'attesa (2 giorni) eppure trova una ricorso all'ALPI con frequenza persino superiore al SSN (116%).

L'assistito che chiede tale tipo di prestazione ha problemi gravi ed allarmanti.

tempiattesa_inordinedecrescente_ricorsoinalpi

Il risultato ci può fare ipotizzare che per alcune branche sanitarie le liste d'attesa non abbiano molta influenza sulla libera scelta dell'assistito, mentre per altre branche possa diventare effettivamente un indirizzamento sgradevole, ma senza una spiccata efficacia.

E' vero che in alcuni casi i tempi d'attesa eccessivi (superiori a 60 giorni) spesso obbligano l'assistito a richiedere prestazioni intramoenia o cercare altrove la soluzione, soprattutto per alcune patologie; mentre per altri esami l'attesa è “sopportata” seppure con sempre maggiore disagio, come evidenziato nell'illustrazione 1 (reclami).



 

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