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La povertà dei siciliani e lo sfarzo dei politici

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Il reddito dei cittadini dell’isola è sceso al di sotto di quello del 1974. Una crisi drammatica.

povertàIl presidente regionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, ha fornito dati impressionanti sulla Sicilia.

Il reddito pro-capite nel 1974 era pari al 65% del reddito medio nazionale, nel 2009 il valore è sceso al 60%, cinque punti percentuali in meno rispetto a 35 anni fa!

La crisi non c'era, anzi, se c'e stata ormai è passata: chi pensa questo vive in castelli dorati dove non manca mai niente, lontana dalla gente comune (95% degli italiani).

Secondo Lo Bello “la crisi non è congiunturale, ma strutturale e quindi da parte della Regione ci vogliono risposte strategiche e non contingenti”. Per questo ha chiesto “riforme urgenti e non leggi”. “Occorre agire – ha auspicato – con strumenti amministrativi, nuove regole che impongano trasparenza e velocità burocratica”.

Lo Bello riconosce che “nella Sanità la Regione ha fatto qualcosa di positivo”, ma adesso deve affrontare la crisi ecomica. Anche evitando “le intermediazioni politiche e mafiose, che portano soltanto povertà”.

Ma è storia di questi giorni anche la "generosa" spedizione di presidenti di province e assessori siciliani alla Bit di Milano. Roba che ha fatto gridare allo scandalo consiglieri regionali del Pdl. Alla prestigiosa Borsa del turismo si sono presentati, al seguito del governatore Raffaele Lombardo, e tre suoi assessori, tra gli altri i presidenti delle Province di Palermo (Giovanni Avanti), di Trapani (Girolamo Turano) e Ragusa (Francesco Antoci), tutti di centrodestra. "Di quante persone era composta la comitiva della Regione, a quale titolo erano presenti i partecipanti e poi, risponde al vero che la spesa sostenuta dalle casse regionali si è aggirata intorno al milione di euro" incalza un'interrogazione di queste ore del Pdl.denaro-ricchezza

Ma c'è davvero bisogno di nuovi enti? Di nuove amministrazioni locali, coi loro uffici, i loro consigli-mangiatoia dei partiti, con le nuove inevitabili poltrone? E che senso hanno le mini province, alcune delle quali nate di recente, anche se non in Sicilia.

"Il nostro candidato sa bene che lavorerà per un ente che presto aboliremo" annunciava il 3 aprile 2008 Silvio Berlusconi al fianco del candidato Pdl alla presidenza della Provincia di Roma. E rincarava: "Dal momento della fondazione delle Regioni, tutti si aspettavano l'abolizione delle Province. Abbiamo calcolato che se ne ricaverebbe un risparmio di dodici miliardi di euro".

Considerazioni che erano state prese sul serio da tutta la stampa di destra. "Appello a Berlusconi: elimina le Province", titola il 29 novembre 2008 Libero nel giorno in cui lancia la campagna conclusa con l'inutile raccolta di migliaia di firme ("Silvio batti un colpo, ricorda le tue promesse"). Di quella campagna, di quelle promesse, a inizio 2010 non vi è più traccia, anche se la spesa è cresciuta a 14 miliardi e le province sono diventate 110. Da dicembre, l'Unione delle province italiane è guidata dal presidente di quella di Catania, l'ex eurodeputato Giuseppe Castiglione, pidiellino.

Nel 2010, secondo il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, 17 miliardi di euro, ovvero il 3 per cento delle spese finali del bilancio dello Stato, usciranno sfuggendo “a qualsiasi controllo”.

Per Canzio le ragioni di questo fenomeno abnorme risiedono nela “spinta autonomistica” e nel “crescente riscorso per la gestione di risorse pubbliche ad enti strumentali costituiti anche nella veste giuridica di soggetti di diritto privato”.

In passato il Ragioniere genrale aveva già sottolineato in un audizione in Parlamento che i bilanci di Protezione civile, Corte dei conti, dipartimento per l’Editoria e le Università ed altre articolazioni dello Stato in virtù della propria autonomia non presentano i propri bilanci al suo ufficio, che fa capo al ministero dell’Economia.

Le conseguenze di questo black out non possono non far pensare alle recenti inchieste sulle attività del regno di Bertolaso.

L’Italia è sempre più povera e meno competitiva rispetto agli altri Paesi, come testimoniano numerosi indicatori internazionali.

Ma il Paese ‘felice’ del cavaliere neppure lo sa, perchè i cittadini sono bombardati con promesse demagogiche via tv e convinti che i problemi seri siano legati alle leggi salva premier, alle intercettazioni, ai magistrati ‘rossi’.

Intanto 17 milardi di euro spariscono nel nulla e neppure chi dovrebbe controllare sa dove siano finiti. [Fonti Inviatospeciale e Repubblica

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