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Separazione simulata per ottenere vantaggi fiscali

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Circa 8.000 persone (il 5%) scelgono la ‘separazione simulata’ per ottenere vantaggi fiscali. Lo rivela l’Associazione matrimonialisti italiani. Simulata perchè la coppia è affiatata e continua a vivere insieme. Circa 6.000 separati (o separandi) tornano insieme durante o dopo l’iter, in genere per motivi sentimentali, economici, genitoriali. Ogni anno si registrano 160mila nuovi separati e 100mila divorziati. Forte calo dei matrimoni: dai 400 mila degli anni ’70 ai 240.000 del 2009.

 

separati in casa delle libertàSono tanti infatti i casi nei quali i coniugi, pur non avendo alcun intendimento né di vivere separati né di sospendere i doveri reciproci che discendono dal matrimonio, chiedono l’omologazione della propria separazione consensuale al solo fine di mitigare alcune evidenti lacune dell’ordinamento in materia di tutela della famiglia.

Infatti, è noto – anche se si tratta di fenomeno poco studiato in dottrina – che alla base di molte separazioni coniugali consensuali non vi è l’effettiva crisi del rapporto, bensì l’esigenza di ottenere per via indiretta le agevolazioni fiscali che le leggi italiane negano alle famiglie fondate sul matrimonio, specie se monoreddito e con prole, a differenza di quanto avviene in tutti i Paesi più evoluti.

Negli altri ordinamenti tributari europei esistono collaudati meccanismi per abbattere le imposte dirette a carico dei nuclei familiari, specie se numerosi, quali ad esempio il “quoziente familiare”usato in Francia o lo“splitting” dell’esperienza tedesca, che consentono alle famiglie dove non tutti i componenti lavorano di aggregare e/o suddividere il reddito imponibile individuale, a seconda del numero di familiari a carico. Nei Paesi dove non sono adottati questi sistemi, sono comunque previste forti deduzioni o detrazioni per le famiglie numerose e/o monoreddito.

Nel nostro paese un capofamiglia monoreddito è sensibilmente penalizzato rispetto ad un “single” o ad un coniuge senza figli. Lo svantaggio è ancora più eclatante se si opera il raffronto con una famiglia dove entrambi i coniugi lavorino, sia pure – come accade nella gran parte dei casi – percependo un reddito individuale inferiore a quello del singolo capofamiglia che mantiene a proprio carico sia l’altro coniuge che la prole.

Simili sperequazioni esistono anche nell'ambito di altre forme di agevolazione per la famiglia, che prescindono dal reddito dichiarato: l’esempio più diffuso è quello del cosiddetto Isee – indicatore della situazione economica – che molti enti locali hanno adottato per ripartire i propri contributi per le mense scolastiche, per le assegnazioni abitative di edilizia popolare, nonché per varie forme di sussidio.

L’Isee infatti non valorizza molto i familiari a carico, almeno non tanto quanto tende ad esaltare le situazioni tipiche di chi non è sposato o ha pochi figli. Ad esempio, esso adotta un sistema di calcolo che tende a considerare di più i canoni di locazione rispetto alle rate di mutuo per l’acquisto della casa, e penalizza moltissimo la proprietà di più immobili nell’ambito del medesimo nucleo familiare, tenendo peraltro in notevole considerazione le dimensioni degli appartamenti.

A tutto ciò ciò si aggiungono altri fattori di minor rilievo ma comunque significativi, come i maggiori carichi che le imposte locali quali l’Ici e la Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani fanno gravare sui nuclei familiari più numerosi, e infine i maggiori costi medi delle utenze domestiche di questi ultimi.

Peraltro, non va dimenticato che l’acquisto di immobili di grandi dimensioni, ovvero di appartamenti che non possano godere delle agevolazioni prima casa - magari in quanto destinati al futuro dei propri figli - già di per sé è penalizzato sia sul piano dell'imposta di registro che su quello dell’imposta sui redditi.

E’ in questo quadro di grande sensibilità del legislatore per chi garantisce alla nazione futuri cittadini e contribuenti, che può diventare davvero conveniente la separazione “simulata” dal coniuge. Essa infatti può consentire i vantaggi che derivano non tanto dall’abbattimento del reddito complessivo imponibile, quanto dalla creazione vera e propria di un fittizio nucleo monogenitoriale a basso reddito, ammesso a godere di tutte le agevolazioni che invece vengono negate a chi figura con la famiglia a carico.

Il sistema delineato dall’art. 10 del Tuir, in base al quale è integralmente deducibile l’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato, fa sì che l’omologa della separazione consensuale possa instaurare tra i coniugi un regime sensibilmente più conveniente e probabilmente più equo di quello previsto con le semplici deduzioni per i familiari a carico.

Se poi mediante la separazione si riesce ad operare una concentrazione del reddito e dei cespiti patrimoniali in capo al coniuge più forte economicamente, il coniuge coi figli a carico, fittiziamente separato, può venire a godere di tutti i vantaggi accordati da un Isee a basso reddito. Se poi i coniugi dovessero disporre di una seconda casa, spostare la residenza di uno dei due nell'immobile economicamente più conveniente, per effetto della separazione, può anche far maturare in capo ad esso gli altri vantaggi tributari sopra accenati.

D’altro canto la semplice separazione consensuale, pur sciogliendo la comunione legale (ormai sempre meno utilizzata), non compromette i diritti ereditari, e nemmeno penalizza le prospettive pensionistiche: anzi, esistono addirittura situazioni particolari nelle quali la “perdita” del coniuge del quale essere a carico facilita la percezione di alcuni tipi di prestazioni previdenziali o assistenziali. (Ads Google) (da Ansastudiofiorin)

 

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