Chi esercita i propri diritti viene minacciato e discriminato e ciò che segue nell'articolo di Nello è un esempio illuminante, com'è impressionante leggere regolamenti interni alle PA apertamente incostituzionali. L'ingnoranza di chi amministra come manager o dirigente nella PA, unita allo sfregio dei diritti fondamentali sconvolge. Anche nelle amministrazioni sanitarie si riscontrano esempi simili, perchè i manager (pagati profumatamente) dimenticano, o non sanno, che prima di tutto siamo cittadini italiani, non sudditi e c'è una Costituzione da rispettare.
Attento a criticare il tuo sindaco, potresti farti male! qualcuno così mi ha detto qualche giorno addietro, dopo avere letto alcuni miei interventi su alcune belle pagine on line di comunicazione democratica e creativa, nelle quali ho messo in rilievo particolari disfunzioni dell’attuale amministrazione comunale di Francofonte.
Il fatto è questo: io, oltre ad essere un dipendente pubblico, sono un rappresentante sindacale nel mio comune, in quel di Francofonte, primo degli eletti nelle rappresentanze sindacali unitarie, sono dirigente di un sindacato di categoria – il SILPoL (sindacato italiano lavoratori polizia locale) – sono iscritto nell’elenco speciale annesso all’Albo dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia e mi diletto a scrivere di tanto in tanto nei quotidiani online, affrontando temi a volte seri a volte semiseri, ma ritengo con onestà intellettuale e rigore di informazione.
Evidentemente, dare comunicazione ai cittadini di notizie su questioni politiche, sociali ed amministrative di interesse per la collettività, costa parecchia rabbia ai vertici dell’amministrazione locale, i quali pur di mettere a tacere l’informazione su alcuni fatti di evidenza pubblica, si inventano le soluzioni tra le più controverse e discutibili, tentando di comprimere i miei personali diritti di cittadino e di rappresentante sindacale, finanche a ledere i diritti costituzionalmente garantiti, quali quelli della libertà di pensiero e di parola, per indurmi, ritengo, a tollerare determinati comportamenti della P.A..
Così, è accaduto che, nel pieno esercizio dei fondamentali diritti da ultimo citati, dopo avere scritto alcuni articoli di indubbio risalto sociale, riguardanti comportamenti inoppugnabilmente contestabili della pubblica amministrazione locale, ed averli criticati nei modi e nelle forme originali del taglio giornalistico-informativo, denunciando anche gli attacchi alla dignità professionale dei lavoratori dipendenti, l’amministrazione comunale di Francofonte, con un livore impressionante, si è attivata nell’esercitare nei miei confronti un potere coercitivo, tanto abnorme quanto irrazionale, adottando due provvedimenti per mezzo dei quali mi sono state comminate due sanzioni disciplinari della sospensione dal servizio senza stipendio per 10 giorni prima e per 11 giorni successivamente. In entrambi i casi applicate perché avrei intrapreso, secondo il parere del direttore generale del Comune, un’azione invasiva e denigratoria nei confronti degli organi amministrativi e burocratici, esprimendo su di loro giudizi negativi ed ostili (in particolare qui http://siracusa.blogsicilia.it/2010/01/francofonte-la-polizia-municipale-risponde-alle-accuse-del-sindaco/ e qui http://siracusa.blogsicilia.it/2010/03/a-francofonte-sos-sicurezza-stradale/).
Inoltre, sempre a dire dell’amministrazione, avrei violato una disposizione interna (prot.n.4376 del 12/3/2009), con la quale il sindaco ed il direttore generale hanno invitato il personale dipendente “ad astenersi da qualsiasi comunicazione all’esterno di atti o fatti che attengono la vita del comune, se non debitamente autorizzati dagli organi competenti, facendo salva ovviamente la libertà di pensiero costituzionalmente garantita.”.
Entrambi, dunque, ci fanno sapere che la libertà di pensiero è garantita dalla costituzione italiana, ma che il dipendente pubblico forse non ha piena libertà di parola o espressione su fatti e notizie attinenti alla vita pubblica del palazzo, che non devono essere resi noti.
Mi chiedo quindi, se la politica locale possa di fatto violare i fondamentali diritti democratici e quanto valore riconosca ad essi sotto il profilo storico e civile.
Il narrare con verità di alcuni aspetti della vita di Francofonte e documentarli, lo scrivere dell’inerzia o dell’indolenza della politica e della burocrazia locale, evidenziando carenze e disfunzioni, non sono nella mia città momento di sprono e di confronto, ma segno di ostilità.
Dire che i politici usano la propaganda per conseguire il consenso sulla loro azione, persuadendo l’opinione pubblica della giustezza incondizionata della loro attività, in alcuni casi è un atto irriverente.
Perché scrivere delle discrasie del bilancio comunale e dell’uso del denaro pubblico, dei problemi legati all’assunzione di svariato personale, degli incarichi agli esperti, delle sagre, delle feste, stigmatizzare o stoccare l’attività politico-amministrativa del sindaco, della giunta e dei burocrati di palazzo, o lamentare il torpore del consiglio comunale, rispetto alla qualità dei servizi pubblici ed alle disastrose condizioni socio-economiche di Francofonte, è diventato per questa amministrazione un affare tanto grave quanto pericoloso da rendere necessaria l’adozione di atti di persuasione ?
Sto parlando di un terzo provvedimento, di cui di recente sono stato oggetto, col quale sono stato trasferito dalla polizia municipale ad altri servizi comunali.
Non viene da pensare che è stato, forse, il fallimento di un disegno privato, inteso a piegare la mia intelligenza, libera ed indomita, alla grettezza dei sentimenti politici di taluni ed a procurare astio nei mie confronti, tanto da fare dichiarare al sindaco in un’aula di tribunale (il 24/5/2010), che ci sarebbe un dipendente comunale reo di avere utilizzato la dialettica e le organizzazioni sindacali e di essere responsabile della mancata collaborazione con la sua amministrazione, che ha portato ad una presunta spaccatura del Corpo di P.M. in due tronconi, venendosi così a creare una conflittualità mediante cui una parte ha persino dettato regole e condizioni di destabilizzazione politica!.
Forse il problema è che nella mia veste di sindacalista non avrei dovuto assolutamente rendere noto ai più, che l’amministrazione, o meglio, alcuni amministratori comunali hanno cercato deliberatamente di attribuire al lavoro dipendente una connotazione di tipo servile, contrastando in tal modo il dettato costituzionale, che consegna un’ampia tutela al lavoro inteso come strumento di partecipazione e di sviluppo della società.
Del resto, se il governo nazionale legifera per assicurare l’inaccessibilità dell’informazione o l’inerzia della giustizia su alcune questioni, perché non fare la stessa cosa in parallelo in un paese di 13.000 anime, dove il controllo e l’intervento possono essere addirittura più diretto ed immediato.
L’epilogo tragicomico mi vede quindi condannato dal pensiero dominante, affinché l’apparato istituzionale sia protetto e l’operato dei politici francofontesi salvaguardato, sottraendo, con metodi quasi inquisitori, l’agire amministrativo alle “grinfie” del pensiero libero ed indipendente ed alla luce dell’indagine conoscitiva.
Sulla mia situazione è intervenuto il segretario nazionale del SILPoL, Giuseppe Stefio, che ha emesso un comunicato, per stigmatizzare quanto sta succedendo nel Comune di Francofonte e condannare l’uso distorto della politica da parte del sindaco nei rapporti istituzionali col sindacato ed i lavoratori dipendenti. che è a margine di questo articolo.
Mi permetto di proporre, a molti che vogliono solidalizzare con Nello Russo, di inviare al Sindaco di Francofonte, per e-mail o qualsiasi altro mezzo il testo dell'articolo 21 della Costituzione Italiana. Qualcuno lasci l'indirizzo del Sindaco o dell'Urp nei commenti (non l'ho trovato sul sito del comune di Francofonte!)
« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »
(Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21)
Comunicato stampa della Segreteria nazionale SILPoL
Che di questi tempi il “mestiere” di sindacalista fosse osteggiato, ne avevamo piena consapevolezza. Che le libertà sindacali, giorno dopo giorno, vengano sempre più neglette, ne abbiamo preso atto. Che la scelta di fare sindacalismo di categoria, inteso esclusivamente come spirito di servizio, senza alcun riconoscimento in termini di prerogative sindacali e con pochissime “tutele”, con l’unico strumento a disposizione della denuncia, anche pubblica, delle inefficienze della Pubblica Amministrazione a tutela dei colleghi, che svolgono lo stesso mestiere, e dell’Istituzione per la quale si indossa dignitosamente una divisa, possa portare a gravissime ripercussioni professionali e personali, lo abbiamo constatato a FRANCOFONTE. Il collega NELLO RUSSO, stimatissimo da chi scrive e da migliaia di colleghi, i quali hanno fatto pervenire attestati di solidarietà da ogni parte d’Italia, ha SUBÌTO una disposizione di servizio con la quale, sic et simpliciter, l’amministrazione comunale lo ha allontanato dal Corpo di Polizia Municipale e lo ha destinato a svolgere la sedentaria e meno “fastidiosa” attività lavorativa presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune di Francofonte.
Il Sindacalista RUSSO si è reso responsabile di aver denunciato da sindacalista, da lavoratore e da cittadino francofontese che: dal 2003 il posto di Comandante fosse vacante e che l’Amministrazione dovesse bandire il concorso pubblico per coprire tale fondamentale posto a tutela dell’efficienza organizzativa del Corpo di P.M.; gli arretrati contrattuali non corrisposti ai dipendenti equivalesse a negare i diritti sacrosanti dei lavoratori; la pretesa di svolgere regolarmente le esercitazioni di tiro al poligono, per gli operatori della Polizia Municipale, fosse un imperativo obbligo di Legge, a tutela dei lavoratori e dei cittadini ai quali è rivolta l’attività istituzionale; la carenza della dotazione organica pregiudicasse gravemente gli standard qualitativi dei servizi da erogare alla collettività amministrata; la regolare fornitura del vestiario di servizio non fosse una pretesa personale degli operatori di P.M., ma rispondesse ad un preciso diritto del personale e ad una esigenza di decoro dell’Istituzione rappresentata; l’esigenza di incontrasi in sede di redazione del Bilancio di previsione, per la parte che la Legge riserva al confronto con le OO.SS., non fosse una richiesta politica, ma una prerogativa di chi vuol fare sindacato a tutela dei lavoratori; la richiesta, avanzata negli anni passati, di un tavolo di confronto per una seria programmazione per la stabilizzazione dei precari, non fosse
una mera richiesta populistica, ma potesse rappresentare una chiave di volta per la risoluzione di una problematica occupazionale che, purtroppo oggi, è “esplosa” in tutta la sua gravità; la formazione e l’aggiornamento professionale, latitanti al Comune di Francofonte, fossero indispensabili per svolgere correttamente ed efficacemente i delicatissimi e sempre più accresciuti compiti istituzionali demandati alla Polizia Municipale; la figura del medico per la sicurezza sui luoghi di lavoro, costituisse un obbligo per l’Amministrazione di Francofonte, finalizzato alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. Non ci sorprende dunque che il sindaco di Francofonte, per giustificarsi, abbia accusato pubblicamente “un dipendente comunale”, reo di avere utilizzato la dialettica e le organizzazioni sindacali e di essere responsabile della mancata collaborazione con la sua amministrazione, che ha portato ad una presunta spaccatura del Corpo di P.M. in due tronconi, venendosi così a creare una conflittualità mediante cui una parte, secondo il sindaco, ha persino dettato regole e condizioni di destabilizzazione politica! Noi del S.I.L.Po.L. facciamo nostra la denuncia di Nello Russo e la giriamo alle Autorità preposte al fine di fare giustizia sul “caso Francofonte”, affinché venga ristabilita la verità e vengano contestate le responsabilità ai
veri autori dello scempio istituzionale, che è stato perpetrato in danno di Russo, di tutti gli Operatori della Polizia Municipale di Francofonte, delle Loro famiglie e dell’intera città di Francofonte. L’incondizionata ed illimitata fiducia negli Organi giurisdizionali preposti, ci lascia fiduciosi affinché si faccia GIUSTIZIA. OGGI, CI SENTIAMO ORGOGLIOSI E FIERI DI ESSERE MIGLIAIA DI “NELLO RUSSO”
Roma, 3 luglio 2010
IL SEGRETARIO NAZIONALE SILPoL
Giuseppe STEFIO









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