E' sempre più bufera sul Policlinico di Messina, più si indaga e più si trovano scheletri. Secondo l'ammissione del direttore della struttura, Giuseppe Pecoraro, molti medici farebbero un uso privato della struttura pubblica. Non basta, il direttore si lancia ancora più in là: consorterie massoniche condizionano la vita del Policlinico di Messina. Così ha dichiarato in una intervista al TG di La7 del 31 agosto.
Pecoraro ha dichiarato che la massoneria blocca la città, non solo la sanità. Che ci sia un sistema che di fatto occupa il potere e le poltrone della città in tutti i modi, si chiami massoneria, baronismo, nepotismo, è realtà sotto gli occhi di tutti i messinesi, se ne parla a agni scandalo (Mafia e massoneria, a Messina, controlla tutta l'economia). Ma la magistratura dorme, non sa trovare il bandolo della matassa, non ha i mezzi, o peggio, ne fa parte?
Il sindaco di Messina Buzzanca si affretta ad avvisare «Se ritiene di aver subito delle pressioni ha l’obbligo civile, morale e istituzionale di fare nomi e cognomi, altrimenti taccia.».
Giovanni Ardizzone ex sindaco si schiera a fianco del manager del Policlinico (oggi convocato a Palermo dall'Assessore alla Salute) invia una nota per chiedere a tutti i rappresentanti delle “forze” pubbliche, in città, di chiarire la propria posizione riguardo della massoneria: «Non so se si tratti di massoneria o di semplici consorterie o, ancora, gruppi di amici che occupano - chissà come – posizioni di potere, ma liquidare le dichiarazioni del dott. Pecoraro, così come in precedenza fatto con quelle dell’Arcivescovo, con una superficialità e un’arroganza che malcelano un evidente fastidio, è tipico di chi in questa città non vuole cambiare nulla e continuare a far finta che tutto vada bene.
C’è un solo modo per smentire le dichiarazioni di un Arcivescovo e di un alto dirigente qual è il direttore generale del Policlinico universitario, ossia che Messina non è una città a forte presenza e infiltrazione massonica: tutti coloro che ricoprono incarichi di responsabilità in ogni settore, sia esso politico, istituzionale, amministrativo o universitario, dichiarino apertamente di essere o non essere massoni, tanto più che non hanno nulla da nascondere e, già che ci sono, di non fare uso di droghe.
So che quest’invito non troverà ascolto e chi lo ha formulato sarà giudicato come un visionario, non sarebbe d’altra parte la prima volta, ma sono fermamente convinto che chi fa politica o ricopre incarichi istituzionali o di alto profilo professionale, come i medici, sia meno uguale degli altri e deve essere al di sopra di ogni sospetto. Insomma, la domanda che io pongo è: in questa città si assurge ai vertici delle categorie per meriti o per appartanenza a consorterie politiche o massoniche che siano? Anche chi si scandalizza di fronte alle dichiarazioni del dott. Pecoraro, una risposta in tal senso dovrebbe avere l’onestà intellettuale di fornirla.»
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