Le fonti rinnovabili possono sostituire quasi totalmente l'energia fossile. E’ questa la conclusione del rapporto. “Una rete intelligente per salvare il clima” che Greenpeace ha presentato con Erec (European Renewable Energy Council) a Madrid.Il rapporto mostra che le reti elettriche possono essere trasformate per consentire alle fonti rinnovabili di garantire il 90% dell’energia al 2050, attraverso reti intelligenti di distribuzione dell’energia.
Già oggi in Spagna le fonti rinnovabili in alcune giornate coprono oltre il 50% della richiesta. In Italia, invece, l’inadeguatezza della rete elettrica limita di circa il 30 per cento l’effettiva produzione eolica in Puglia, Campania, Basilicata e Sardegna.
Il futuro sono le smart grids
Le smart grids, reti intelligenti di distribuzione dell’energia a livello locale e regionale, collegano tra loro impianti solari, eolici, geotermici, a biogas (e altre biomasse sostenibili) che possono così fornire la stessa energia di una centrale tradizionale, ma con maggiore efficienza e flessibilità, e con minori emissioni di CO2. Le super grids usano invece linee ad alta tensione in corrente continua per trasferire elettricità a enormi distanze con grande efficienza.
“Le smart grids applicano l’idea di internet al settore elettrico – spiega Sven Teske, Esperto di energia di Greenpeace International – il rinnovamento della rete è un’enorme opportunità economica, specialmente per il settore informatico. In Europa gli investimenti necessari si aggirano attorno ai 5 miliardi di euro all’anno, meno di cinque euro per ogni abitazione europea. Ma occorrono urgenti politiche”.
“E’ possibile sviluppare una rete intelligente espandendo, contemporaneamente, la fornitura di energia da rinnovabili” afferma Christine Lins, Segretario Generale del Consiglio europeo energie rinnovabili (Erec) sottolineando che oggi il mercato delle rinnovabili vale circa 120 miliardi di dollari e raddoppia ogni tre anni. “Le nostre analisi indicano una grande possibilità industriale per l’Italia sulle rinnovabili. Registriamo invece segnali crescenti di boicottaggio da parte del Governo, fortemente impegnato nella direzione sbagliata, il ritorno al nucleare per favorire gli interessi di alcune lobby industriali”, conclude Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. da Nuovosoldo







