E’ ufficiale, la plastica che galleggia nell’oceano Pacifico è entrata nella catena alimentare. Il 5-10% dei piccoli pesci sezionati dai ricercatori finisce per mangiarla e ce l’ha nello stomaco. Fra l’altro recentemente si è scoperto che la stessa plastica, degradandosi in mare, rilascia sostanze pericolose.
I piccoli pesci vengono mangiati da quelli grandi, tipo i tonni, che così accumulano all’interno del proprio organismo tutti i veleni assorbiti dai piccoli pesci. E non c’è bisogno che si dica chi, poi, mangia i tonni.
La notizia della plastica nella catena alimentare deriva dagli studi effettuati dallo Scripps Institution of Oceanography, che la scorsa estate ha effettuato una spedizione scientifica nel vortice dei rifiuti del Pacifico.
Il gioco delle correnti accumula nel vortice dei rifiutila plastica finita in mare, o in un qualsiasi corso d’acqua che poi sbocca in mare. Il sole e le onde la riducono in frammenti, e l’oceano sembra un minestrone di immondizia per circa 2.700 chilometri (170 miglia): almeno, i ricercatori hanno osservato il fenomeno lungo tutta questa estensione.
Gli studiosi dello Scripps Institution of Oceanography hanno trovato frammenti di plastica nelle viscere del 5-10% dei piccoli pesci finiti nelle reti della nave che conduceva le ricerche. Alcuni possono aver mangiato la plastica quando erano nella rete, calata appunto saggiare il campionario di monnezza. Ma altri – i ricercatori non hanno dubbi – l’avevano ingerita già prima.
I pesci trovati con la plastica in pancia appartengono a specie piccole e tipiche degli abissi marini. Non vengono consumati dall’uomo. Però però possono essere mangiati da altri pesci, come ad esempio i tonni, che vengono pescati per il consumo umano.
E’ pur vero che l’area del vortice dei rifiuti nel Pacifico è relativamente povera di vita. Ma è altrettanto vero che con ogni probabilità esistono altri vortici dei rifiuti negli oceani:uno è stato identificato nell’Atlantico. Per la precisione nell’area chiamata Mar dei Sargassi, dove vanno a riprodursi le anguille.
Oltre a rilasciare sostanze tossiche in mare, la plastica che finisce in bocca ai pesci assorbe sostanze inquinanti disperse nell’ambiente, come i Pcb (policlorobifenili) e ilDdt. Sono sostanze bioaccumulabili: non si degradano e restano all’interno degli organismi viventi, accumulandosi al vertice della catena alimentare. Cioè, in ultima analisi, sulle nostre tavole. [Da blogeko e Nbc San Diego - Ads by Google]
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