E' un disastro di proporzioni inimmaginabili nel Golfo del Messico. La chiazza di petrolio, estesa lungo un fronte di 160 chilometri per 70 di ampiezza, si muove inarrestabile verso la Louisiana e minaccia New Orleans. I robot sottomarini non sono riusciti a tamponare le falle e non è stato risolutivo l'intervento di ieri delle squadre speciali che hanno proceduto a un «incendio controllato» di chiazze di greggio.
Dopo il cauto ottimismo dei giorni scorsi ora s’inizia a profilare il disastro ambientale, visto che secondo alcuni esperti potrebbero servire molti mesi per fermare la fuoriuscita. La guardia costiera americana però potrebbe tentare di contenere l’avanzata della melma dando fuoco al greggio. L’ammiraglio della guardia costiera Mary Landry ha dichiarato che «isolare chiazze di olio separandole con dei cordoli speciali e darle fuoco è l’unica speranza per contenere il disastro».
Washington (USA) ha dichiarato lo stato d'emergenza, come prima misura sono state posizionate 30 chilometri di barriere gonfiabili, ma Jindal ne chiede altre. L’intervento condotto ieri dalle squadre di soccorso è consistito nell’isolare porzioni della chiazza e appiccarvi fuoco. L’operazione continuerà anche nei prossimi giorni, sebbene questa procedura presenti gravi pericoli per l’ambiente. Charlie Henry, uno dei coordinatori scientifici del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Admnistration), ha detto che è estremamente probabile che i forti venti da sud-est spingano il petrolio dentro il delta del Mississippi. Se il greggio sarà sospinto nelle paludi della Louisiana, ripulirlo sarà praticamente impossibile: un disastro per le riserve naturali. Due cooperative di pescatori di gamberetti della Louisiana hanno intrapreso una «class action» contro i gestori della piattaforma petrolifera e hanno chiesto danni per almeno 5 miliardi di dollari.
La prevenzione come al solito è mancata. Ma qualcuno si chiede e si preoccupa del peso che dovrà sopportare la terra in nome del profitto? Il Delta del Niger ci ricorda qualcosa?
Se la Deepwater Horizon fosse esplosa nel Delta nel Niger, invece che al largo della costa della Lousiana, si sarebbero preoccupati assai meno: “Incidenti come quello da noi accadono ogni giorno, la differenza è che nessuno ne parla”, dice al Guardian lo scrittore di etnia Ogoni Ben Ikari.
È impossibile sapere con certezza la quantità di petrolio che ogni anno va a contaminare l’ecosistema del Delta del Niger, perché le compagnie petrolifere che gestiscono l’ampia rete di pompe, pozzi, tubi e terminal, non forniscono nessuna informazione. Ma secondo un rapporto congiunto di WWF, World Conservation Union e Nigerian Conservative Foundation, dagli oleodotti nigeriano sono fuoriuscite circa 1.500.000 tonnellate di petrolio in quattro anni, cinquanta volte la quantità persa durante il disastro della Exxon Valdez in Alaska.
Vedi anche:
- Marea nera Golfo del Messico: catastrofe mondiale
- La marea nera dal Golfo del Messico arriverà anche in Europa






