La marea nera si sta diffondendo verso ovest, verso importanti canali di navigazione e aree ricche di frutti di mare del litorale della Louisiana, dove i divieti di pesca di gamberetti e ostriche sono stati già attivati. Lo stato di emergenza è stato dichiarato in quasi tutta l’area, ma nonostante tutto, la BP non ha la minima idea su come fermare la fuoriuscita di petrolio. Dopo il primo tentativo fallito della cupola, gli ingegneri sperano in un nuovo tentativo previsto per sabato.
BP è alla rincorsa di come superare i problemi che si sono susseguiti, e sta prendendo in considerazione anche le alternative più “fantasiose” chiedendo aiuto alla grande rete.
L’ultima idea — pompare spazzatura plastica dentro la condotta sottomarina dalla quale fuoriesce petrolio per cercare di intasarla e, in questo modo, bloccare il getto di greggio — sa di disperazione. Quella di un gigante industriale, la Bp, che dopo giorni e giorni di tentativi inutili di bloccare l’«oil spill» che sta inquinando da tre settimane il Golfo del Messico, dopo aver studiato le soluzioni più fantasiose nella segretissima centrale operativa di Houston, in Texas, getta la spugna e chiede umilmente aiuto: «Chiunque ritiene di avere una buona idea per risolvere il problema, per favore ci scriva».
Idee ne arrivano, ma nessuna sembra dare garanzie sufficienti. Dagli idrati di gas (un gas metano fangoso che potrebbe bloccare il petrolio facilitandone il recupero tramite una nave) ai BOP (Blowout Preventer) cioè dei macchinari che pompano detriti ad alta pressione sott’acqua, i quali servono per ostruire i fori e ridurre notevolmente il deflusso del petrolio, le stanno provando davvero tutte.
BP sta anche pensando ad una nuova perforazione che, assorbendo il petrolio che fuoriesce dalla prima piattaforma, arresterebbe la fuga. Unico problema è che potrebbe richiedere tre mesi.
Centinaia di imbarcazioni sono impiegate per lo sversamento dei disperdenti utilizzati per diluire il petrolio con una seconda ondata, dopo quella della settimana scorsa. Finora ne sono stati già versati 1,1 milioni di litri.
Ma le idee non finiscono qui. Camion di sabbia sono stati consegnati a Port Fourchon per riempire sacchi di grandi dimensioni, i quali saranno calati dagli elicotteri della Guardia Nazionale in cinque aree lungo la costa per comporre una sorta di diga in modo da ridurre la quantità di petrolio che raggiunge le coste; in Alabama, i lavoratori della BP in stivali di gomma e guanti stanno assorbendo il petrolio con fibre sintetichechiamate “pompon“, erette come una recinzione lungo la famosa spiaggia di Dauphin Island; ma c’è anche chi ha proposto di inviare tonnellate di capelli, recuperati da migliaia di parrucchieri
in tutto il mondo ed insaccati in reti di nylon, i quali sono in grado di assorbire grosse quantità di materiale, ma anche pellicce e balle di paglia. Insomma BP e gli USA sono disperatamente ed alla ricerca di un'idea risolutiva. (fonte: ecologiae)
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