La spaventosa marea nera Golfo del Messico continua ad ingrossarsi e quasi sicuramente attraverso la corrente del Golfo, arriverà a lambire l’Europa Nord Occidentale: Scozia, Norvegia ed altri paesi.
I modelli computerizzati dicono che la marea nera potrebbe essere già entrata, o è a poche miglia dall’entrare, nella “loop current“, una corrente che compie una sorta di arco nel Golfo del Messico. E poi prosegue per un cammino lunghissimo (fai click su immagine).
Si è scoperto che il petrolio non è solo in superficie ma anche nelle acque profonde, invisibile ai satelliti; fortunatamente il tubo inserito dai robot sottomarini per portare in superficie il petrolio comincia a funzionare, ma c'è ancora molto lavoro per fermare le varie falle. Il mamgement Bp è ottimista, dopo tante delusioni quasi euforico, e dichiara che se tutto andrà bene, il pozzo verrà chiuso entro 7-10 giorni, visto che il dispositivo di controllo della valvola principale è stato riportato in superficie.
E' quanto ipotizza la Bp, che lo ha spiegato in una conferenza stampa domenica (nella notte in Italia) a Houston, in Texas (USA), la sede della sua filiale americana.
Però c'è poco di cui andare fieri il disastro è di proporzioni enormi, speriamo che almeno che si sia veramente posto rimedio. Barack Obama invece approfitta della grave crisi e sfida il tabù della carbon tax, alzando una sovrattassa sul petrolio. E rimette in movimento tutte le riforme per l'ambiente, che sembravano arenate dopo il fallito vertice di Copenaghen.
Obama vuole sfruttare un clima favorevole nell'opinione pubblica, sensibilizzata dalle terribili immagini della chiazza nera che avanza verso le coste. Secondo un sondaggio del Shelton Group, un americano su otto "smetterà di acquistare benzina Bp" come reazione spontanea per punire i colpevoli. E "uno su cinque ha l'intenzione di usare meno l'automobile per ridurre i consumi di petrolio". Ma la storia insegna che queste reazioni "calde" dopo un disastro ambientale rischiano di non durare molto a lungo. La più grave marea nera nella storia americana diventa così l'occasione per rilanciare l'offensiva contro le lobby coalizzate delle "energie fossili".
Così è ripartito al Senato il disegno di legge di 1.000 pagine, fermo da otto mesi, che punta a ridurre le emissioni carboniche del 17% entro il 2020 (e dell'83% entro il 2050). La riforma deve introdurre il primo sistema nazionale di tetti alle emissioni di CO2 da parte dell'industria e delle centrali elettriche. I suoi firmatari John Kerry (democratico) e Joseph Lieberman (indipendente), hanno potuto rilanciarlo grazie alla ritirata della lobby petrolifera. Bp, Shell e ConocoPhillips hanno smesso di "remare contro".
Eppure il disegno di legge introduce una novità che per loro è micidiale: il diritto per i singoli Stati Usa di porre il veto alle nuove trivellazioni. Questo potere vale per qualunque piattaforma offshore fino a 75 miglia nelle acque costiere, e viene esteso anche per le trivellazioni negli Stati confinanti. (Ads Google) (fonti: Repubblica e altri)
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