In un articolo pubblicato sulla rivista Science, gli scienziati rivelano che la crescente concentrazione atmosferica di gas ad effetto serra, provocata dall’uomo, sta spingendo verso cambiamenti irreversibili e drammatici nell’oceano, con effetti potenzialmente disastrosi per centinaia di milioni di persone in tutto il Pianeta.
Le conclusioni del rapporto sono emerse da una sintesi di recenti ricerche sugli oceani, effettuata da due tra i principali scienziati marini del mondo, il professor Ove Hoegh-Guldberg dell’Università di Queensland in Australia ed il dottor John F. Bruno della University of North Carolina a Chapel Hill, negli USA.
Secondo gli autori, le conclusioni mostrano enormi implicazioni per l’umanità, in particolare se la tendenza dovesse continuare....
Tra i rischi maggiori che corriamo, secondo lo scienziato australiano, c’è l’incapacità del Pianeta di sostenere le persone, facendoci rischiare addirittura l’estinzione.
Il problema fondamentale è che se cambia la vita marina a seguito del riscaldamento rapido e dell’acidificazione degli oceani, si espanderanno le zone morte nelle profondità dell’oceano, con conseguenze sull’uomo.
Stiamo diventando sempre più certi che gli ecosistemi marini del mondo si stanno avvicinando ai punti critici. Questi sono punti in cui il cambiamento accelera e provoca impatti su altri sistemi indipendenti, i cui risultati non abbiamo alcun modo di prevedere. Queste sfide sottolineano l’urgenza con cui i leader mondiali devono agire per limitare l’ulteriore crescita dei gas serra e quindi ridurre il rischio che questi eventi si verifichino. Ignorare la scienza non è possibile.
...A che ora è la fine del mondo?
L'uomo, davanti ai soldi, ignora tutto, la marea nera sembra solo un problema economico, la moria delle api non desta alcun interessare tra i politici, eppure dovrebbe allarmare. Einstein ci aveva avvertiti per tempo: se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita. I 2 scienziati (a cui nessuno crede) ce ne hanno dati 100 di anni. Forse è il caso di preoccuparci un po'.
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