Questa lettera è stata pubblicata da Repubblica il 18/8/2010. Nell'articolo, qui pubblicato, è stato riportato il testo completo. L'autrice ci ha segnalato che il giorno dopo (19/8) la spiaggia è stata ripulita! Bisogna quindi denunciare i disservizi per ottenere un qualche risultato.
Per sei settimane ho cercato di tenere a freno la mia lingua …
Dal primo di luglio, insieme ad altre coppie di amici, mi trovo ad essere inquilina di un carinissimo appartamento a Recanati, piccolo centro balneare, frazione della più nota Giardini Naxos (ME).
Si tratta del tipico prolungamento di quegli antichi borghi sul mare che, divenuti ormai abitativamente saturi, estendono sul territorio limitrofo, residence dopo residence, resort dopo resort, il proprio potenziale turistico.
Il nostro residence sorge a meno 50 metri da una porzione di spiaggia lasciata “libera” dai lidi e dagli alberghi che occupano il resto del litorale.
Chiaramente col trascorrere dei giorni e delle settimane l’afflusso dei bagnanti si è fatto sempre maggiore, aumentando la percentuale di coloro che per pigrizia o, più semplicemente, per scarso senso civico hanno ritenuto opportuno lasciare sulla spiaggia qualsiasi tipo di rifiuto, organico o inorganico, alcuni anche ammonendo l’ancora ignaro figlio, colto in flagranza di reato per conservazione di tovagliolo in tasca, di lasciare pure tutto a terra <<Tanto poi passano a pulire>>.
Dicevo che ho tentato di tenere a freno la mia lingua nell’attesa che la distanza tra me e quel “poi” si annullasse, cosa che, oltre a non essere avvenuta è evidentemente peggiorata nelle notti/giornate del 14 e 15 c.m. Perché vedete, un conto è fare lo slalom tra le cicche di sigarette, i torsoli di pesca e i volantini delle molteplici “serate” alla vicina discoteca; un altro è mettere alla prova il proprio equilibrio per riuscire a poggiare almeno la punta dei piedi su quel che rimane dei tanto amati ciottoli. Non venisse mai poi la folle idea di stendere un telo mare, visto che prima ci si dovrebbe armare di sacchi di immondizia e buona volontà per farsi spazio tra quelli che sembrano i resti di un supermercato abbandonato.
Con pazienza (si fa per dire) mi reco alla vicina stazione dei vigili urbani segnalando l’ormai ingestibile situazione; mi rivolgo ad una sbigottita (?) vigilessa che, dopo essersi debitamente consultata con un funzionario dell’Ufficio Tecnico del Comune, mi risponde che al momento attuale non è stato designato alcun ente o ditta preposto alla pulizia della spiaggia ma che l’indomani (guarda un po’ che fortuna) si sarebbe provveduto.
Dopo essermi ripresa dallo shock ed essermi accertata di aver capito bene, di aver capito che ancora, il 16 agosto, superata ormai la mezza estate non ci sia nessuno a cui spetti il compito di mantenere pulite le spiagge libere di Giardini Naxos e frazioni, vengo colta da una profonda tristezza: passi (e non deve passare) che da qualche giorno non vengono svuotati nemmeno i cassonetti delle strade; passi pure (e non deve passare) che nessun genitore credo possa sentirsi tranquillo a far giocare i propri figli in mezzo ad immondizia e ferri arrugginiti; passi anche (e non deve) che le acque, tra una marea ed un’altra, si tirano via parte di quei rifiuti restituendoceli in divieti di balneazione (ma chissenefregatantovadonellaspiaggiavicina); io continuo a chiedermi quale ragione auto-lesionista possa spingere un Comune a non avere la minima cura di quel bene, di quell’UNICO BENE, che rappresenta per esso stesso la principale fonte di ricchezza. Come si può non comprendere che centri come questo vivono per un intero anno del turismo che ha occupato proprio quelle spiagge per cinque/sei mesi al massimo?
L’anno prossimo non mi aggiungerò all’elenco di chi va alla ricerca di chissà quale paradiso caraibico, sapendo di lasciare nella propria terra un mare tra i più belli del mondo; né voglio pensare che vi siano diritti civici da sacrificare in ragione di maggiori e più importanti interessi alberghieri da tutelare e (indirettamente) incentivare. Ma vi prego, fatemi ancora conservare la speranza! La speranza che un domani non troppo lontano possa svegliarmi con la certezza di trovare pulite le nostre spiagge verso le quali, in virtù di questo unanime possesso, ognuno di noi dovrebbe assumersi doveri; e se poi dovesse capitarmi sotto gli occhi un bambino che, ahimè, si allontana saltellando dopo aver gettato una carta a terra possa dire a me stessa: <<Solo un po’ di pazienza… tra poco vengono a pulire>>. Chiara D'Arienzo
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