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Mare italiano in offerta ai petrolieri

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trivellazioni_MediterraneoNel decreto sviluppo c’è anche un altro bel regalo ai petrolieri. Non solo sussidi alla produzione di energia elettrica da fonti fossili, non solo soldi e deroghe per le centrali elettriche più inquinanti, ma anche la resurrezione delle trivellazioni in mare per petrolio e gas che erano state fermate nel 2010 per motivi ambientali dall’allora ministro Prestigiacomo. Se ne occupa l’articolo 35 del decreto (vedi anche Sicilia: stop trivellazioni off-shore).

Se una Regione non darà l'autorizzazione ad un’infrastruttura per l’energia il ministero avocherà a sè la materia e deciderà “con la partecipazione della Regione interessata”, in pratica anche senza il consenso.

Il decreto aumenta le royalities dovute allo Stato dalle società che trivellano i mari italiani. Le porta dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per il petrolio.

La percentuale resta sempre bassissima, ma non solo. Non c'è l’eliminazione del “bonus” grazie al quale le società che si occupano di estrazione sono esentate dalle royalities per le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare; i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra; i primi 80 milioni di metri cubi standard in mare.

Infatti il dossier preparato dal Wwf sulle trivelle d’Italia dice che nel 2010 (dati più recenti), su 59 società operanti in Italia, solo 5 pagavano le royalties: ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi. Totale complessivo: circa 184 milioni di euro. Mare italiano liberamente inquinabile a prezzo di super saldo. (da blogeko)

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