C'è un immenso vortice di plastica presente nell’Ocenao Pacifico
Quest’isola di rifiuti è stata scoperta per caso nel 1997 dal navigatore americano Charles Moore Lo stesso Moore si è poi impegnato, per quasi 10 anni, a definire i confini e la consistenza (almeno 100 milioni di tonnellate di plastica): la notizia è stata diffusa nel febbraio 2008 dall’Indipendent.
Si tratta di 2 masse distinte, una “massa di rifiuti occidentale” che va da
I biologi marini la chiamano “zuppa di plastica” e sta appena sotto il livello dell’acqua, per uno spessore di circa 10 metri.
La vasta area di spazzatura è naturalmente una conseguenza delle attività umane: plastica proveniente da tutto il mondo, dagli stabilimenti costieri alle navi fino ai pozzi petroliferi e sta comportando danni gravissimi all’ecosistema marino con moria di pesci, piante acquatiche, mammiferi marini ed uccelli.
Ecco quindi dove vanno a finire milioni di tonnellate di plastica provenienti da tutto il mondo, i motivi sono:
- la grande quantità di imballaggi che avvolgono i prodotti che quotidianamente compriamo, comprese le buste di plastica, la cui riduzione sarebbe il primo vero passo verso una risoluzione del problema rifiuti che interessa un po’ tutto il mondo;
- il mancato riciclaggio della plastica, che viene applicato purtroppo in poche aree del mondo, perchè il costo del riciclaggio della plastica è molto alto ed economicamente sconveniente.
Questi due aspetti stanno riempiendo i nostri mari di spazzatura che, per un gioco di correnti, sta andando tutta verso l'Oceano Pacifico. Quando interverremo? Potremmo iniziare ad non usare buste di plastica, in tela si possono riusare anche se meno pratiche, ma soprattutto smettiamo di acquistare acqua nelle bottiglie di plastica, quando possiamo usare gratuitamente l'acqua del rubinetto di casa, che il più delle volte è anche migliore!
Le ripercussioni dell'eccesso di plastica sono già visibili, anche con la moria dei pesci per soffocamento, ma c'è dell'altro, gli scienziati hanno scoperto che quando la plastica si decompone nel mare emette una serie di sostanze chimiche, come il bisfenolo A e sostanze a base di polistirolo (PS), che non si trovano naturalmente. In particolare il bisfenolo A è già noto per causare uno squilibrio del sistema ormonale degli animali. Ma non solo, la plastica in mare rilascia monomeri cancerogeni, ma anche dimeri e trimeri.
Difficili da raccogliere questi "pezzettini di inquinamento", addirittura sono entrati nella catena alimentare dei pesci e dei molluschi. In alcuni campioni di acqua marina prelevati nel 2001 la quantità di plastica superava di sei volte quella dello zooplancton (la vita animale dominante dell'area).
Secondo Marcus Eriksen, direttore della ricerca Algalita Marine Reseach Foundation, tutti questi rifiuti rappresentano un rischio anche per la salute dell'uomo. Infatti i minuscoli pezzetti di plastica
Fonti: Repubblica ed Indipendent
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