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Migrare al software libero non è solo risparmio

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LinuxProgetto complessivo di migrazione al software libero: il progetto portato in Commissione Bilancio di Piazza della Signoria (Firenze) dal rappresentate di Eros Crucciolini è ambizioso. Punta a trasformare radicalmente l'assetto tecnologico dell'amministrazione fiorentina nel corso dei prossimi anni, traghettando l'intero ecosistema software dall'attuale assetto proprietario (essenzialmente basato su applicativi e sistemi operativi Microsoft) verso lidi open e free. Con un risparmio importante, sia nell'immediato che nel lungo termine.

Secondo i dati forniti all'interno della mozione, visionata da Punto Informatico, il comune di Firenze dispone di circa 3mila postazioni PC, la cui fornitura software è regolata al momento tra l'altro da 250 licenze di tipo Enterprise Agreement (EA) - ovvero una licenza a volume progressiva offerta da Microsoft - che incide sul bilancio municipale per 94.300 euro annui.

L'assemblea ha approvato all'unanimità la mozione, che impegnerebbe, qualora venisse confermata in Consiglio Comunale, il comune toscano ad affrontare un cambiamento radicale della propria infrastruttura informatica. Un cambiamento che, si legge nella mozione, garantirebbe "nel triennio (2009-2012, ndr) un risparmio fino a 200mila euro paragonato all'aggravio dovuto alla regolarizzazione delle licenze Microsoft".

Cifra che, precisa Leonardo Maccari del Gruppo Cultura fiorentino di SEL, "dipenderà anche da quanto si potrà fare all'interno del Comune e quanto sarà necessario attingere all'esterno: ma saranno gli uffici tecnici a dirci come e cosa fare". "La precedente amministrazione - prosegue Maccari - aveva già fatto degli sforzi per mettere in campo una migrazione. È importante che anche la nuova rinnovi questo impegno nella forma e nella pratica: oggi in Commissione si è discusso di come portare avanti il lavoro e coinvolgere i settori tecnici responsabili".

L'esperienza del comune di Bologna fa ben sperare nella riuscita dell'operazione: "L'esempio di Bologna - continua Maccari - è senz'altro interessante: nei documenti da loro pubblicati il processo sembra avere caratteristiche endogene, ovvero essere svolto almeno inizialmente dall'interno. Le prime migrazioni a OpenOffice, ad esempio, possono essere effettuate dal personale interno: e questa operazione libera risorse economiche altrimenti impegnate in costi di licenza, risorse che possono venire reimpiegate per migrare applicativi più complessi".

Tra gli obiettivi del progetto, spiega Maccari a Punto Informatico, ci sono ovviamente riuso (citato il Centro Regionale di Competenza per il Riuso) e ovviamente la trasparenza e l'accessibilità: la fornitura di servizi telematici ai cittadini impone una digitalizzazione razionale della PA, anche tenuto conto della capacità del software libero (come si legge nella mozione approvata in commissione) di garantire "l'indipendenza da qualsiasi piattaforma proprietaria (...), l'attivazione di un'economia locale per lo sviluppo e la gestione dei sistemi, la possibilità di introdurre collaborazioni virtuose tra amministrazioni locali"

"Uno dei argomenti all'ordine del giorno - continua Maccari - è ad esempio l'integrazione delle informazioni contenute in database diversi. Al momento ogni applicazione ha il suo database, e fornire servizi al cittadino che prevedano il contributo di più applicazioni è complesso". "Con il passaggio al FOSS (free ed open source software) - conclude - la faccenda potrebbe migliorare sensibilmente".

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