Un applicativo aggrovigliato necessita di tempo per impararne il funzionamento, implica insicurezza e rischio di “technostress” del personale adibito all'uso, mentre i costi si innalzano vertiginosamente anche a seguito di molteplici richieste di assistenza.
Technostress (o tecnostress) è una parola coniata nel 1984 dallo psicologo americano Craig Broad, autore del libro “Technostress: the uman cost of computer revolution”.[broad] Broad definì il technostress “il disturbo causato dall’incapacità di gestire le moderne tecnologie informatiche”. Secondo lo psicologo i disturbi principali erano ansia, affaticamento mentale, attacchi di panico, depressione, incubi e attacchi di rabbia conseguenti alle difficoltà di utilizzo dei computer e dei software.
Nel 1998 gli psicologi americani Larry Rosen e Michelle M. Weil pubblicano il libro “TechnoStress: Coping With Technology @Work @Home @Play”[larry Rosen]. Il tema si propagò nel mondo del lavoro e delle aziende ed il settimanale Newsweek scrisse: «In definitiva, affrontare il tecnostress è un imperativo commerciale. Il settore ha esaurito il numero di acquirenti disposti a tollerare prodotti complessi e alienanti...»
Il technostress è anche un costo sociale, la cui stima non è stata mai effettuata in Italia ed è certamente conseguenza di ulteriori costi aziendali. Questi costi sono causati da una mancata valutazione dell'usabilità.
Da tesi sperimentale: "Valutazioni costi del software nella gestione sanitaria"
Newsweek è un settimanale di notizie distribuito in tutti gli USA. Newsweek risulta la seconda più grande rivista settimanale degli USA.
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