In tempi di tagli e sacrifici, il nostro paese non sfrutta appieno una risorsa di cui abbonda e che potrebbe far risparmiare almeno un miliardo di euro, secondo una stima fatta dal professor Angelo Meo, presidente di una commissione tecnica voluta dal parlamento. Si tratta dell'open source, i software liberi e gratuiti.
L'Italia è 11ª al mondo per lo sviluppo di free software, secondo statistiche di Red Hat, società leader del settore. Sul podio Francia, Spagna e Germania, grazie al supporto delle istituzioni. Da noi invece l'Osservatorio Open Source, fondato nel 2003 dal Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) per catalogare i programmi utili, è ridotto a una persona!
Nonostante leggi e direttive, manca un piano nazionale. A marzo il ministro per l'Innovazione Brunetta ha presentato il «nuovo codice dell'amministrazione digitale», ma «non vi è cenno all'introduzione sistematica dell'open source nella pubblica amministrazione» lamenta l'Associazione Nazionale Informatici Pubblici e Aziendali. I vantaggi? La provincia di Bolzano in 5 anni ha risparmiato 2,3 milioni di euro installando una versione linux personalizzata nelle scuole.
Intanto dalla nostra rete capillare di Lug (linux users group) continuano a emigrare giovani brillanti come Stefano Zacchiroli, 31 enne ricercatore universitario passato da Bologna a Parigi, recentemente eletto guida del progetto Debian, il sistema operativo “libero” per eccellenza: «Molti della mia generazione sono in Francia, Danimarca, Inghilterra o Germania, dove le nostre competenze sono capite e pagate molto meglio». (da MetroNews)
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