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118: tra ambulanze, autisti e sprechi incontenibili

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118 e croce rossa hanno la palma degli sprechi. Un'inchiesta di raidue svela inefficienze del 118 siciliano e gli enormi sprechi. Altro che chiudere ospedali e riduzione del personale sanitario, basterebbe qualche sforbiciata ai veri carrozzoni mangia soldi.

ambulanzeFacciamo un esempio, che riguarda la Sicilia (la quale conta perdite per 237 milioni) e fa riflettere nel momento in cui tutte le Regioni, anche quelle “virtuose”, sono chiamate a tirare la cinghia.

Si tratta di una storia svelata da Vittorio Romano, inviato della trasmissione “L’ultima parola” di Gianluigi Paragone (Raidue).

Si dà il caso che in Sicilia i dipendenti del 118, il servizio di emergenza per le ambulanze, siano 3.360.

Detta così, potrebbe anche sembrare una cifra normale.

Ma assume contorni surreali quando si scopre che in tutto il resto del Paese per lo stesso servizio ci sono soltanto 1650 dipendenti. Cioè: la bella isola da sola conta oltre il doppio di uomini di tutte le altre regioni messe assieme.

I quasi 3400 operatori sono al servizio della Sise (Siciliana servizi emergenza), che attualmente si trova in liquidazione.

Ma niente paura: ritroveranno tutti il posto appena l’azienda chiuderà i battenti, poiché passeranno sotto una nuova sigla, la Seus.

Fra l’altro, queste persone lavorano dopo aver rinunciato al pagamento degli straordinari (circa 50 milioni di euro di arretrati), che la Regione non può fornire pena la rovina. (ma con tutto quel personale pure lo straordinario era necessario? ndr)

Ma è solo l’inizio. Di questi 3.360 dipendenti, 3.070 sono autisti soccorritori. Tutti gli altri (290) sono amministrativi: un’enormità (sono ovviamente esclusi medici e infermieri).

Non bastasse la legione di uomini, c’è pure quella dei mezzi, cioè le ambulanze.

Dovrebbero essere una ogni 30mila abitanti, come nel resto del Paese. Su una popolazione di circa 5 milioni, fa più o meno 167. Invece sono 256.

Il lato grottesco della faccenda è che nella gran parte questi veicoli non servono. Sono poco più che taxi pagati a carissimo prezzo da soldi pubblici.

Come è possibile? Lo ha spiegato Romano nella sua inchiesta, andata in onda venerdì sera.

Le ambulanze si dividono in due categorie: A, cioè quelle munite di adeguata strumentazione e con personale medico a bordo e B, cioè quelle che non portano strumentazione e medici ma servono semplicemente per il trasporto.

Nonostante il già alto numero di mezzi su strada, la Sicilia ha deciso qualche anno fa di dotarsi di nuove ambulanze: 64 nel 2005 e 49 nel 2006.

Tutti veicoli da trasporto (tipo B), poiché medicalizzare un’ambulanza – cioè dotarla di strumenti e dottore a bordo – costa 300mila euro l’anno, spesa insostenibile.

Questi veicoli, poi, non sono stati acquistati, ma noleggiati a lungo termine, passaggio che ha portato a spendere 8 milioni di euro in più (all’epoca tutto il servizio di 118 costava circa 100 milioni di euro).

A fine settembre 2005, si è riunita una commissione di esperti del 118.

Alcuni professionisti intervenuti hanno fatto presente che «le ambulanze definite da trasporto sono inutili e dannose sul territorio» e che da un punto di vista tecnico, la scelta di prenderle era incomprensibile.

Avrebbe avuto più senso, pensiamo, medicalizzare alcune di queste già esistenti, dato che in provincia di Trapani – per esempio – su 23 veicoli solo 3 sono adeguatamente attrezzate.

Invece no. Sapete che fa la Regione?

S’inventa un nuovo genere di ambulanza, il tipo A/B.

Cioè veicoli con strumentazione medica, ma privi di un medico che la sappia usare. Insomma, mezzi da trasporto, inadatti per i casi di emergenza, eppure carissimi.

È solo una piccola storia. Ma nel particolare, diceva quello, sta l’universale.

E il buco della sanità siciliana è di 237 milioni. Dovuti a piccole storie come questa

(da Libero from messinaitalia - Rassegna web salute e ambiente)

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