Associazione Salute

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Impact factor è un buon metro di valutazione?

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"L'impact factor rappresenta uno dei criteri di valutazione, ma non certo l'unico o principale criterio al quale la commissione debba attenersi". Così si è espressa la sesta sezione del Consiglio di Stato (decisione n. 3561/2010) "riformando – come ben spiega Manuela Perrone sul Sole 24 Ore Sanità – una sentenza del TAR del Veneto con cui i giudici amministrativi avevano annullato la selezione di un associato di malattie infettive all’Università di Verona". Anche l'università inizia a chiedersi se davvero l'IF possa guidare la scelta dei candidati alle docenze...

Il fattore di impatto (impact factor o IF in inglese e generalmente anche nella normativa e nelle procedure italiane) è un indice sintetico, di proprietà di Thomson Reuters, che misura il numero medio di citazioni ricevute in un particolare anno da articoli pubblicati in una rivista scientifica (Journal) nei due anni precedenti. Recentemente, è stato introdotto anche il 5-year Journal Impact Factor, basato sulle citazioni degli articoli pubblicati nei cinque anni precedenti. Questa misura viene utilizzata per categorizzare, valutare, comparare e ordinare le riviste scientifiche catalogate dalla Thomson Reuters stessa.

L'IF è pubblicato a cadenza annuale nel Journal Citation Reports (JCR) e viene calcolato per migliaia di riviste scientifiche inserite nelle banche dati citazionali di Thomson Reuters, riguardanti sia le scienze naturali e la tecnologia, sia quelle sociali ed umanistiche. Sul valore ed importanza di tale misura da anni si discute, ecco 5 punti critici:

1. L'impact factor (IF) misura il numero di citazioni ottenute da una rivista da parte di altri periodici inclusi in un database gestito da una società privata che è riuscita a non dichiarare mai in maniera del tutto esplicita quali siano i criteri di determinazione dell’IF (The PLoS Medicine Editors. The impact factor game. PLoS Med 2006; 3: e291. doi: 10.1371/journal.pmed.0030291).

2. Se un autore pubblica su una rivista a IF elevato non è detto che sia un ricercatore di valore, perché l'articolo a sua firma potrebbe non aver concorso affatto al risultato positivo conseguito dal periodico.

3. Per la determinazione dell'indice di produttività dei singoli ricercatori esistono altri software che producono degli indicatori ad hoc, come InCites – gestito dalla stessa società che cura l’IF.

4. In assoluto, l'IF non dà garanzie di qualità: un articolo più citato non è necessariamente un articolo migliore. Basti pensare che l’articolo "Comparison of upper gastrointestinal toxicity of rofecoxib and naproxen in patients with rheumatoid arthritis" di Claire Bombardier et al. (NEJM 2000; 343: 1520-8) ha avuto ad oggi oltre 3.000 citazioni nella letteratura accademica nonostante si tratti di un esempio di letteratura medica condizionata da conflitti di interessi e da distorsioni metodologiche gravi e pericolose per la sanità pubblica (Topol E. Failing the public health – Rofecoxib, Merck, and the FDA. NEJM 204; 51: 1707-9).

5. Per tornare all'ambito universitario, un ricercatore meritatamente molto citato sulla letteratura scientifica potrebbe essere un didatta peggiore di un collega attivo in un ambito di ricerca meno premiante e pertanto con minore visibilità sulle riviste internazionali. (da ilpensiero).

La valutazione attraverso l'IF, in ogni caso, resta fondamentale.

vedi anche:

 

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