I due medici che si sono presi a botte davanti a una partoriente al Policlinico di Messina non entreranno in una sala parto per molto tempo. Ma l’episodio è l’ennesima manifestazione di uno dei mali che tormenta la sanità italiana: la commistione tra pubblico e privato, medici che si dividono tra il proprio studio e le strutture pubbliche confondendo i ruoli e pensando di gestire il paziente privato nel pubblico.
L'assessore alla Salute Massimo Russo ha inviato una direttiva ai direttori generali delle aziende del servizio sanitario che vieta l'attività assistenziale diretta a borsisti, specializzandi e medici non autorizzati. Infatti, è emerso che uno dei due litiganti, Antonio De Vivo, era un assegnista di ricerca che non poteva, dunque, svolgere alcuna attività assistenziale all'interno dell'ospedale.
Poi prendendo spunto da questa vicenda, oltre ad annunciare che saranno chiusi i punti parto con meno di 500 nascite l'anno, sono stati invitati i direttori a pretendere chiarezza massima su alcuni punti che riguardano la trasparenza:
- l'attività libera professionale non deve mai prevalere su quella istituzionale;
- si è tenuti a chiarire il costo delle prestazioni e se l'attività è stata prestata in una struttura pubblica o privata;
- aziende e professionisti dovranno pubblicare sul sito Internet i costi delle loro prestazioni.
Ovviamente minaccia pene severe, sanzioni verso le strutture che non si adegueranno alla disciplina dell'esercizio della professione medica "intramuraria".
In realtà non ha preso alcuna contromisura, sono tutte regole già previste e inapplicate. Nulla contro la commistione e la prevalenza degli interessi privati!
Misure concrete per eliminare la prevalenza dell'interesse privato nel pubblico non ne sono state prese, nè il Ministro Fazio, oltre alle scuse, ha portato una qualche direttiva in merito. Al solito tutto fumo, minacce, scuse, finte afflizioni, qualche struttura da chiudere e niente più.
Vedi anche:






