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Su Report gli sprechi 118 Sicilia

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croceinrosso_300Una Croce Rossa in rosso è questo lo stato del bilancio di un ente pubblico che è sotto di 50milioni. Un ente pubblico che da sempre viene soccorso dai contribuenti che riversano nelle sue casse tanti soldi, fino a 160 milioni di euro annui senza mai sapere come questi soldi vengono spesi. La pubblicazione dell’ultimo bilancio visionato dalla corte dei conti risale infatti al 2004.

[shared salute Sicilia] Sono 150.000 i volontari che dedicano gran parte del proprio tempo libero alla raccolta di fondi per la croce rossa e 5.000 i dipendenti che lavorano tra sprechi e clientele (Croce Rossa Sicilia e 118 tra sprechi e ricatti).

E’ una delle contraddizioni  della Croce Rossa italiana, il cui Commissario viene nominato dal Governo, in violazione dei principi di indipendenza e neutralità che regolano gli enti omologhi negli altri paesi occidentali.

Le telecamere di Report si aggirano in Sicilia tra ambulanze, ospedali e sedi della Croce Rossa. Una parte dell’inchiesta "LA CROCE IN ROSSO" di Sabrina Giannini, giornalista di punta della trasmissione condotta da Milena Gabanelli, sarà dedicata all’annosa questione del 118 in Sicilia con risvolti inediti passaggio della gestione 118 dalla Sise alla Seus, nuova creatura del governo di Raffaele Lombardo. L’inchiesta videogiornalistica andrà in onda domenica 5 dicembre alle 21.30 su Rai Tre.

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LA   MOLTIPLICAZIONE   delle ambulanze e dei portantini avvenne in piena campagna elettorale, tra il 2005 e il 2006. La Sise, la società che gestiva il servizio di soccorso del 118, portò il numero dei mezzi da 158 a 256 e arruolò  1.200  persone,  soprattutto barellieri e autisti. Un potenziamento   “irragionevole”dell’assistenza,  scrive  la  Corte dei conti, «non funzionale a migliorare il servizio bensì a risolvere  problemi  occupazionali»:ovvero a dare una sistemazione ai precari e ai corsisti del Ciapu. Ed ecco la bolletta, salata: la magistratura  contabile  ha  stimato un danno all’erario di 37 milioni di  euro,  citando  in  giudizio  la giunta  che  adottò  il  provvedimento  —  presieduta  da  Totò Cuffaro — e la commissione Sanità dell’Ars che diede parere favorevole alla delibera, ampliando  ulteriormente  il  parco veicoli.

In tutto sono 18 i parlamentari indagati: fra essi, oltre a Cuffaro, l’ex assessore alla Sanità Giovanni Pistorio (Mpa), l’attuale presidente dell’Ars Francesco Cascio e il suo vice Santi Formica. A salvarsi dalle contestazione della Corte solo due membri della  commissione  Sanità  (Antonello Cracolici dei Ds e Giovanni Manzullo della Margherita) che non votarono la delibera. L’esistenza dell’inchiesta è stata rive-lata nel luglio del 2009 da Repubblica.  L’Ars  aveva  inizialmente negato  la  documentazione  richiesta dalla Corte dei conti, ritenendola  una  lesione  delle  proprie  prerogative.  Gli  atti  erano stati  trasmessi  solo  dopo  una sentenza pronunciata un anno fa dalla Corte costituzionale, che ha ritenuto pienamente legittime  le  richieste  istruttorie del procuratore  regionale Guido Carlino e del pm Gianluca Albo. (da Repubblica)

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