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Il federalismo aumenta gli sprechi

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vignetta_ucciso_per_non_lavorarePazienti che scappano al Nord in cerca di cure, parti cesarei eccessivi, ricoveri evitabili, piccoli ospedali senza eccellenze. Il Sud è il vero grande malato della sanità italiana. Il divario qualitativo tra Nord e Sud si amplia a dismisura e ciò per qualcuno è la dimostrazione che il federalismo, seppure solidale, sia l'unica strada percorribile.

Salute Sicilia

In realtà è il federalismo la vera causa del peggioramento, la nazione si sfalda le differenze crescono, le spese esplodono ovunque, eppure ottusamente si pensa che il federalismo sia la soluzione. Ma il federalismo è già realtà, attualmente il SSN distribuisce le risorse in base ai residenti, sono le regioni e poi le ASP o ASL a pianificare le spese. Nel Sud la corruzione e la criminalità organizzata è più radicata ed ha il totale controllo. La gestione amministrativa si è replicata smisuratamente per 20 regioni, si aggiungono conflitti tra regioni e Stato, differenze legislative regionali, la miriade di esenzioni e metodi gestionali che paralizzano le decisione, creano confusione sviliscono il sistema sanitario nazionale pubblico; a vantaggio del sistema sanitario privato, a sfavore dei cittadini e dei dipendenti sanitari.

Gli ammalati fuggono verso il nord, che in forza di un sistema migliore, risorse più abbondanti e meglio ripartite, impoverisce maggiormente il Sud.

Già a leggere in controluce i dati sui pazienti che emigrano per curarsi si capisce come vanno le cose. Le "top 5" fra le strutture che ricevono pazienti da fuori Regione sono tutte al Centro Nord. In ordine: Policlinico Gemelli di Roma (12.796 ricoveri per "acuti"), l'azienda sanitaria di Pisa (11.703), il San Raffaele di Milano (11.526), il Sant'Orsola Malpighi di Bologna (10.501), il pediatrico Bambino Gesù di Roma (9.387). Nel 2009 a spostarsi dal Sud sono stati 372mila pazienti, per una perdita di 1,26 miliardi. Campania ultima della classe: ha visto uscire 89.119 pazienti (ed entrarne 26.736) e perdere oltre 316 milioni nel bilancio 2010, seguita da Calabria e Sicilia. E non è certo un caso che dei 10,37 miliardi di deficit 2007–2009 dell'Ssn, 5,8 sono stati realizzati tutti al Sud: il 55 per cento. Il Lazio ha aggiunto altri 4,65 miliardi.

Questo per i conti economici. Ma a raccontare di un Sud in affanno sul fronte delle cure sono anche altri indici. Quelli di appropriatezza organizzativa e clinica da parte delle strutture ospedaliere. I dati delle SDO 2009 (schede di dimissione ospedaliera), scremati dai casi limite o dubbi, rivelano gravi inefficienze. Valgono fra tutti – non a caso citati da Bankitalia – diversi esempi emblematici, a cominciare dalle fratture di femore, che tipicamente vanno operate entro 48 ore, invece: Campania (solo il 15,8% entro i due giorni), Puglia (16,53%) e Sicilia (17,50%) sono le peggiori; le performance migliori sono a Bolzano (83%), nelle Marche (59,43%) e in Toscana (53%). Ma alcuni ospedali raggiungono valori prossimi allo 0% come il San Paolo Ovest di Napoli (0,7%), poi ci sono incredibili eccellenze come il San Francesco di Salerno che opera in due giorni nel 98,4% dei casi, seguito dai soliti ospedali del nord.

Molte risorse si perdono con il federalismo che duplica per innumerevoli volte gli stessi servizi e organizzazioni apicali, lasciando che il Sud vada alla deriva per le poche risorse, gli elevati sprechi e l'assenza dei controlli. Alla fine, globalmente, in Italia la salute peggiora (fonte principale: sole24ore)

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