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Il costo della corruzione

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Vignetta_pellegrinaggi-hammamet-ad-arcore-sulle-orme-della-corruzioneIl fenomeno della corruzione non è solo un atto individuale di illegalità. In molti paesi è diventato un vero e proprio sistema organizzato che interviene in molti settori della vita pubblica alterando le regole della democrazia, della trasparenza e della concorrenza, oltre a rappresentare un costo per l'economia in termini di risorse materiali, immateriali e umane.

Ma oltre al costo diretto, ci sono dei costi indiretti e nascosti. Se l'Italia dopo 17 anni di berlusconismo si trova sulla soglia del fallimento è anche dovuto alla corruzione dilagante, che è montata dopo mani pulite, con il picconamento costante contro la magistratura ed istituzioni della legalità.

Di recente, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione contro la corruzione, chiedendo nuove sanzioni e sollecitando gli Stati membri a fare rispettare le norme in vigore. In Europa esistono leggi contro la corruzione, ma non tutti i paesi membri le applicano. Inoltre, Germania, Austria e Italia non hanno ratificato la Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione, mentre la ratifica della Convenzione Ocse contro la corruzione è ignorata da Cipro, Lettonia, Lituania, Malta e Romania. 

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Secondo le stime della Commissione europea, i costi della corruzione in Europa superano i 120 miliardi l'anno, quasi l'uno per cento del Pil. Cifre che – fanno notare gli eurodeputati – farebbero bene all'Europa, specie in tempi di crisi. "La ripresa economica degli Stati membri colpiti dalla crisi finanziaria – si legge nella Risoluzione approvata – è ostacolata proprio dalla corruzione, dall'evasione fiscale, dalla frode fiscale e da altri reati economici". "La corruzione – si legge ancora più avanti – conduce a un uso improprio dei fondi comunitari forniti dai contribuenti e causa distorsioni del mercato". Per tutte queste ragioni il Parlamento europeo chiede l'introduzione di "sanzioni da applicare uniformemente sul territorio dell'Unione" per i paesi colpevoli di non perseguire adeguatamente i casi di corruzione al loro interno.

Ogni anno Transparency international, network con sede a Berlino, al quale aderiscono oltre 90 associazioni nazionali, pubblica un resoconto analitico sul cosiddetto Indice di percezione della corruzione, attribuendo a ciascun paese un voto che varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione), ottenuto mediante l'analisi incrociata dei dati forniti da esperti locali e internazionali, università e centri di studio. 
 

Secondo il rapporto 2010, sono ai primi posti della classifica molti paesi europei, tra cui Romania, Bulgaria, Grecia, Italia, che scavalcano paesi africani come il Ruanda e il Ghana. Lo scorso anno la Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi di euro (+ 30 per cento rispetto al 2009) il costo della corruzione in Italia. Inoltre, uno studio realizzato dalla Banca d'Italia, presentato alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie, ha evidenziato come la presenza mafiosa in quattro regioni (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) abbia prodotto un ritardo, in termini di mancato sviluppo economico, pari al 15 per cento del Prodotto interno lordo. 

 

Nelle quattro regioni ad alta densità mafiosa le indagini relative alle diverse attività processuali mettono in luce il forte condizionamento della pubblica amministrazione, concentrato soprattutto negli appalti pubblici, nella gestione dei finanziamenti comunitari, nello smaltimento dei rifiuti e nel settore sanitario. Un condizionamento che spiega il nesso tra corruzione e criminalità organizzata e il consolidamento del rapporto tra mafia, affari e politica. Lo studio della Banca d'Italia parla di rischio infiltrazione mafiosa in territori "non tradizionali", evidenziando così l'esigenza di un impegno da parte dello Stato che, oltre a contenere la "pervasività" della criminalità organizzata e a condurre un'efficace azione di contrasto, si orienti verso un'efficace azione sul piano sociale ed economico per distruggere il suo "brodo di coltura": il sottosviluppo.  

Su questa materia alcune associazioni di volontariato e la CGIL, hanno fatto alcune proposte, tra cui la ratifica delle convenzioni internazionali, a partire dalla convenzione di Strasburgo del 1999 – che prevede l'introduzione nel codice penale di reati importanti come il traffico di influenze illecite (cioè la corruzione realizzata con favori e regalìe, invece che con la classica mazzetta), la corruzione fra privati, l'autoriciclaggio –, l'introduzione nel nostro ordinamento della figura del collaboratore di giustizia per i reati di corruzione, come avviene per quelli di mafia, la concreta attuazione alle norme che prevedono l'uso sociale dei beni confiscati ai corrotti, come già accade per quelli sottratti alle mafie. (di ANTONIO MORANDI - rassegna.it

Certo, se poi si aggiungessero pene minori, ma facilmente applicabili, sarebbe anche meglio. Ad esempio, l'allontanamento obbligatorio automatico e definitivo dagli enti pubblici (Parlamento compreso) per chi è stato condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione. Prevedere un risarcimento dei danni allo Stato in caso di  imperizia (o colpa grave) anche solo se conclamato in sede civile. Ci sarebbe anche meno ressa a pretendere una carica pubblica dirigenziale che richiede professionalità ed attenzione non possedute.

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