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Scandalo Maugeri e le cliniche private di Formigoni

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(di Daniela Minerva - l'Espresso)

Lo scandalo Maugeri palesa ancora una volta un sistema disumano dove i malati sono clienti e la sanità è un business. Con tanti soldi che finiscono chissà dove.

Il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni scandisce davanti alle telecamere la sua versione dei fatti come fosse un mantra: «Da privati a privati». (Privati vero, ma i soldi li mette la regione!! ndr) E parla del vorticoso giro di milioni che passava per le mani di “privati”, appunto: il duo Simone-Daccò, gli uomini della Maugeri, e tutti quei figuri a mezza strada tra il Pirellone e il Lussemburgo protagonisti del nuovo scandalo che investe la sanità lombarda.Vuol dire che né a lui né ai politici è mai arrivato un euro. Non so se sia vero, ma certo molti euro sono a disposizione di quei “privati” che lui ha eletto attori primari del business primario, la sanità.

 

vedi anche rassegna web salute

Sì, tutti privati. Il Governatore sembra aver fatto vacanze di lusso a spese dei faccendieri, e questo per un uomo pio com’egli si rappresenta magari è faccenda da discutere col suo Confessore, ma potrebbe finire con l’essere davanti all’opinione pubblica un peccato veniale. Mentre di certo peccato veniale non è il fatto che la sanità (ovvero quel complesso di istituzioni e denari messo lì per tutelare la salute dei cittadini come vuole la Costituzione) è diventata una cassaforte dalla quale vengono sottratti milioni che finiscono nelle tasche di “privati” targati con una siglia, CL, che è la holding di fatto incaricata dalla politica e dal Governatore Formigoni di gestire la sanità, quindi di garantire la salute dei cittadini lombardi.

Si discute se e come questo fiume di fondi neri malversati nell’affaire Maugeri (ma anche nell’affaire San Raffaele) siano finti, da ultimo, a finanziare politici di aerea e attività politica di area. E se è accaduto la magistratura lo accerterà. Ma a me preme di prendere un’altra strada. Che parte proprio dal mantra del Governatore: «da privati a privati».

Come ho scritto più volte (e ho sistematizzato nel mio libro “La fiera delle sanità”) c’è un baco di sistema nella sanità lombarda. Ed è quell’idea balzana che equipara pubblico a privato. La grande riforma del sistema sanitario regionale compiuta nell’era Formigoni parte dal fatto che tutti gli erogatori di servizi e prestazioni sanitari sono uguali: la clinica degli orrori Santa Rita come il blasonatissimo Istituto dei Tumori, le mille ville Maria come i grandi ospedali della ancor più grande tradizione medica lombarda. Todos caballeros di fronte alla Regione che paga le prestazioni.

Questo teorema ha forgiato il sistema. Con molti plus: in Lombardia, ad esempio, sono nati grandi ospedali privati che erogano prestazioni di qualità e fanno ricerca di qualità. Enormi minus: gli scandali delle prestazioni gonfiate. E, oggi rivela questa inchiesta, un effetto collaterale spaventoso: la possibilità concreta di creare fondi neri a disposizione. Di chi?

Nella “Fiera delle sanità” ho detto chiaramente che un sistema che spaccia il malato per cliente e che pensa alla salute come a un business non può che generare le cliniche Santa Rita perché guarda al denaro pubblico investito in Asl e ospedali come a un malloppo e non come a un grande sforzo collettivo volto alla salvaguardia della salute pubblica. Oggi, leggendo le carte dell’inchiesta sulla Maugeri, non posso che rafforzare questa convinzione. Perché se il denaro pubblico è un malloppo a disposizione dei privati, senza discriminare mai tra imprenditori sani o malfattori, ecco che ne consegue ciò che è accaduto alla Maugeri. E cioé che dei privati mettano le mani sul malloppo.E che magari lo usino per foraggiare quella politica che continua a garantire loro buoni affari. Visto che, in questa ottica, erogare salute è un affare.

Privati malfattori? Sembra di sì e lo decideranno i giudici. Ma resta, palese, il fatto che un teorema che vede il malato come cliente e la salute come un affare presta il fianco a tutto ciò. Perché i soldi in ballo sono tanti, sono pubblici e, ciò che più ferisce, sono a disposizione dei soggetti più deboli della società: i malati. Gente che è alle prese col dolore, con la disabilità, con la malattia e, a volte, con la morte imminente. E che non sta tanto a guardare cosa firma, pensa soltanto ad avere le cure giuste e crede ciecamente nei suoi dottori. Poi si sente dire che non ci sono soldi, che le cure si devono rimandare perché la lista di attesa è lunga, che i farmaci vanno centellinati. Mentre milioni e milioni finiscono altrove. Ma a quelli che pensano che la salute è un affare e non un dovere civico e morale questo non interessa. 

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