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Ospedale Papardo-Piemonte, autisti d'oro ad uso privato dei direttori

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Con il recente cambio di guardia ai vertici delle Aziende ospedaliere cittadine, dovrà iniziare una nuova epoca di spending review che sarebbe stata intrapresa già da qualche anno. In che modo assumere e quindi mantenere ben due autisti ad uso esclusivo dei manager serve ad ottimizzare la spesa pubblica?

Questa è una domanda che vorremmo porre all’ormai ex Commissario straordinario dell’Azienda Papardo-Piemonte, Armando Caruso che, da ben quattro anni, ha disposto e rinnovato (26 gennaio) una delibera in cui i due addetti agli spostamenti dirigenziali in auto vengono stipendiati 700 euro al mese, oltre al loro normale salario (1000/1200 euro).

 

I dipendenti che usufruiscono di questo generoso premio sulla propria busta paga appartengono alla categoria BS e sono inclusi in un progetto obiettivo reiterato ogni semestre. La curiosità di questo “percorso bontà”, a firma di tutti e tre i dirigenti (oltre a Caruso, i direttori amministrativo e sanitario, Elvira Amata e Francesca Parrinello), è che viene allargato ad altri 6 impiegati amministrativi decollando ad un costo complessivo di 33mila e 600 euro, più ulteriori 11mila euro di oneri. Insomma, 90mila euro l’anno. Nel “sestetto”, ci sono 2 per ciascuna categoria A e D, uno di B e uno di C e percepiscono una mensilità di base che si aggira intorno a 1400 euro, da sommarsi ai “benedetti” 700 euro. Uno stipendio di tutto rispetto che, secondo la delibera aziendale, è finalizzato ad assicurare, oltre l’orario di lavoro istituzionale, il funzionamento giornaliero delle Segreterie della Direzione Generale, Sanitaria e Medica di Presidio.

Ma tornando agli autisti d’oro, è plausibile che il personale amministrativo possa ricevere degli “extra-busta”, ma non fino a 4200 euro semestrali. Non si comprende invece come la figura dello chauffer aziendale sia giustificata, addirittura, raddoppiandosi.

I due operatori tecnici, fino ad oggi, sono stati a disposizione per le trasferte dei manager: uno per Caruso, l’altro viene spartito tra Amata e Parrinello. Come se non bastasse, l’ex commissario ha deliberato, circa un anno e mezzo fa, per l’Azienda l’acquisto di due autovetture, facendone rottamare un’altra che aveva subito anche un incidente.

L’Ospedale Papardo dunque si avvale di una Lancia Delta blu con tanto di autista personale per Caruso e di una semplice Punto nera (ovviamente condotta dal secondo autista) per le due direttrici. Ma che peso avrà sulla nuova Amministrazione tutto ciò che è stato gestito maldestramente in termini di bilancio? Analizzando le dinamiche, siamo riusciti a concludere che il problema non è tanto la proprietà della macchina aziendale quanto l’uso personale che se ne possa fare. Un ospedale potrebbe mettere in conto un’automobile per le trasferte, per esempio alla Regione, unicamente del direttore generale e non di altri dirigenti. Sicuramente, è inammissibile la presenza stabile di un autista (stipendiato a progetto!) ma è ancora più assurda la presenza e il mantenimento di un secondo autista e di un secondo mezzo istituzionale. Certamente, la messa a punto dei veicoli e due “stipendi extra ad hoc” sono notevoli sprechi. I funzionari sono comunque rimborsati per il mezzo proprio con un quinto della benzina. Un’opzione corretta in un periodo in cui si chiedono solo sacrifici ai cittadini.

Chiacchierando con il nuovo direttore generale, Michele Vullo, gli abbiamo chiesto quale potrebbe essere l’approccio sulle spese di mobilità dei dirigenti e cosa rientra nei canoni di un nosocomio.

“In genere, nelle grandi Aziende, c’è un autoparco interno – afferma il manager – che prevede la dotazione di macchine per Trasporto sangue. Quando queste non si usano per quello scopo, possono essere adoperate per le visite istituzionali oppure si può stipulare una convenzione con società di taxi riducendo al massimo i costi. Il Policlinico non ha auto dedicate all’Amministrazione. Possiede due/tre mezzi per trasporto sangue di cui uno anzianotto e per cui si è fatta richiesta di rimpiazzo. Nell’ipotesi di una macchina aziendale, c’e un vincolo amministrativo di non superare la cilindrata 1600”.

Alla domanda lei “Vorrebbe un autista?”, Vullo risponde: “Ultimamente, io mi muovo in moto”. (da qui messina).

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