Torna all'ospedale Piemonte la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale. L'organo d'indagine del Senato, presieduto dal sen. Ignazio Marino (Pd)
– vicepresidenti Alfonso Mascitelli (Idv) e Salvatore Mazzaracchio (Pdl), segretari Franca Biondelli (Pd) e Fabio Rizzi (Lnp), membri Maria Antezza (Pd), Giuseppe Astore (Misto), Dorina Bianchi (Udc), Laura Bianconi (Pdl), Daniele Bosone (Pd), Raffaele Calabrò (Pdl), Lionello Cosentino (Pd), Luigi D'Ambrosio Lettieri (Pdl), Stefano De Lillo (Pdl), Vincenzo Galioto (Pdl), Domenico Gramazio (Pdl), Piergiorgio Masidda (Pdl), Adriana Poli Bortone (Udc), Donatella Poretti (Pd), Michele Saccomanno (Pdl) e Albertina Soliani (Pd) – sarà a Messina giovedì della prossima settimana e in mattinata effettuerà un sopralluogo nel nosocomio di viale Europa. Dalle 14,30, invece, in prefettura avranno inizio le audizioni programmate: a relazionare saranno l'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, l'ing. Pietro Lo Monaco, dirigente generale del Dipartimento della protezione civile regionale, il sindaco Giuseppe Buzzanca e il direttore generale dell'Azienda Ospedali riunti Papardo-Piemonte Armando Caruso.
«Al Nord un ospedale così durerebbe tre giorni», fu in quel giorno di primavera del 2004 il commento di uno dei commissari durante la visita tra i corridoi del cadente ospedale di viale Europa. Una lapidaria valutazione che in sostanza sintetizzava il pensiero generale, alla luce di quanto quella mattina apparve agli occhi del nutrito gruppo di parlamentari accompagnati dalla dirigenza dell'epoca. Stigmatizzate soprattutto la scarsa pulizia e la vetustà generale degli ambienti visitati: Neurologia, Geriatria e Medicina. In quel periodo però, come si sottolineò, era in corso il trasferimento di alcuni reparti nella nuova piastra chirurgica, mentre si pensava ad un progetto di ristrutturazione dei padiglioni più vecchi. Progetto che, com'è noto, non andò mai in porto mentre l'ospedale rimase comunque aperto: nonostante i pareri negativi scaturiti dal sopralluogo, infatti, successive valutazioni e verifiche indussero a dare al "Piemonte" un'altra chance. E, in effetti, è impensabile chiudere tout court l'unico ospedale del centro.
Così, si arriva ai giorni nostri e al quadro che i commissari si troveranno davanti: con in più però due elementi determinanti che cambiano completamente le cose rispetto ad allora, soprattutto nella forma, ma anche nella sostanza. Uno dei due elementi è strettamente legato ai medesimi presupposti che allora determinarono il sopralluogo della Commissione: lo stato strutturale del complesso ospedaliero che nel tempo non è di certo migliorato. E, infatti, nel maggio scorso dall'assessorato regionale arrivò la richiesta di sostanziale chiusura dell'ospedale, i cui reparti erano in padiglioni a rischio sismico. Furono poi evitati provvedimenti repentini, ma intanto si mise al lavoro una commissione nominata dal sindaco Buzzanca per definire la tipologia d'interventi tecnici da avviare. Secondo i professionisti incaricati, i padiglioni non sono da abbattere, ma sarebbero recuperabili con interventi di consolidamento.
Una scelta, questa, innanzitutto politica e, peraltro, strettamente legata all'altro elemento nuovo, rispetto al 2004: la fusione dell'Azienda ospedaliera Piemonte con l'Azienda Papardo. Proprio in virtù dell'accorpamento, una forte rimodulazione delle attività sanitarie è in corso. La direzione aziendale, infatti, ha deciso di privilegiare nella struttura del centro l'attività emergenziale – davvero indispensabile – e ambulatoriale, riservando invece all'ospedale della zona nord quella chirurgica (e ovviamente anche quella ambulatoriale ed emergenziale).
In quest'ottica, tra l'altro, come annuncia il dott. Caruso, dal 1. marzo l'Unità Operativa di Oculistica sarà trasferita dal Piemonte al Papardo. Questa la nuova organizzazione dei servizi: al Piemonte resterà aperto un ambulatorio h12 per fluorangiografia, laser terapia, cura del glaucoma con perimetria, curva monometrica, attività di consulenza e ortottica. Al Papardo, invece verrà espletata tutta l'attività chirurgica. Contestualmente sarà trasferita dal centro a nord anche la struttura di Virologia e Microbiologia che, come ribadisce la direzione, «transiterà dai locali inadeguati e fatiscenti del Piemonte al reparto di Patologia clinica del Papardo, dotato di modernissime tecnologie».
Anche l'Anatomia Patologica andrà al Papardo «acquisendo attrezzature all'avanguardia e locali più adeguati». di Natalia La Rosa (da GdS)






