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Palermo sommersa da rifiuti e diossina

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cassonetti bruciati a PalermoLa crisi dei rifiuti in Sicilia ''sta emergendo con allarmanti analogie con quella della Campania. Inclusa l'esasperazione che spinge i cittadini ad azioni gravi e sbagliate come quella di incendiare i cassonetti. Una pratica estremamente pericolosa per l'ambiente e soprattutto per la salute dei cittadini stessi''. Lo afferma Ermete Realacci (Pd) presentando un'interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell'Ambiente a proposito dell'emergenza rifiuti in Sicilia e dei roghi che da mesi i cittadini di Palermo incendiano per protesta.

L'incenerimento 'fai da te' di una sola tonnellata di rifiuti urbani indifferenziati, sottolinea Realacci, ''produce enormi quantità di diossina, con picchi che superano i 1000 micro/grammi per tonnellata. Un valore altissimo che può causare gravi patologie, contaminare acqua, suolo e aria, avvelenando coltivazioni e allevamenti. Il governo prenda atto della situazione e intervenga con urgenza''. Come per Napoli aggiungeremmo, ma l'immondizia di Napoli fu anche un'operazione mediatica.

''Da tempo segnaliamo il crescente allarme che arriva dalla Sicilia - aggiunge infine l'esponente Pd - figlio della pessima politica di gestione dei rifiuti portata avanti dalla regione, che a tutt'oggi vanta il primato negativo di regione con la più bassa percentuale di raccolta differenziata di tutto il paese. Con percentuali che non arrivano al 7% di raccolta differenziata, ben al di sotto non solo degli obiettivi di legge, ma anche della stessa Campania prima del picco dell'emergenza''.(ANSA).

Se ne parlava già nel post "Crisi rifiuti in Siclia e cassonetti in fiamme" del 1/10/2009, strano che l'Ansa rispolveri oggi lo stesso articolo, mettendoci pure il copyright! Certo, Palermo non ha smesso di bruciare da 6 mesi ad oggi, ma le TV non hanno posto la stessa attenzione che a Napoli. Dopo le leggi, anche l'immondizia non è uguale ovunque, quella di Napoli inondò tutti i TG e giornali, quella di Palermo sembra muta per volere di regime. (La spazzatura di Palermo)

È da mesi, infatti, che i rifiuti marciscono per le strade, l’aria è irrespirabile. I cittadini esasperati non smettono di dare fuoco ai cassonetti e alle piccole discariche. L’Amia, l’azienda che gestisce il servizio di raccolta, è sull’orlo della crisi economica, nonostante l’aiuto finanziario ricevuto dallo Stato per fronteggiare la crisi. «Palermo rischia di diventare una Napoli bis. Se già non lo è diventata ». Miguel Donegani, deputato del Pd all’Assemblea regionale siciliana (Ars), ed ex vicesindaco di Gela, parla chiaro e spiega: «Le responsabilità dell’emergenza sono del sindaco Diego Cammarata. Il primo cittadino ha degli strumenti che gli vengono attribuiti dalla legge, tra cui le ordinanze, utili a sbloccare le situazioni o a vederci chiaro. Fin ora Cammarata non ha emesso alcuna ordinanza. Il sindaco è il rappresentante di tutti i palermitani e ha delle responsabilità politiche oltre che morali sui provvedimenti che emette o non emette, se si muove deve farlo nell’interesse dei cittadini, se ciò non avviene si tratta invece di omissioni. Ed è un atto gravissimo». Le rimostranze cittadine a Palermo sono all’ordine del giorno, l’arrivo dell’estate alimenta le fiamme dei roghi e di conseguenza diossina. Mani ignote appiccano incendi per protesta in ogni quartiere. «I cittadini di Palermo sono esausti - continua Donegani - Gli atti incendiari che si susseguono sono da condannare ma bisogna anche capire l’esasperazione da cui derivano. La mancata gestione dei rifiuti a Palermo è diventata emergenza. (Ads Google)

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