Gli articoli on-line (del 30-08-2010) dell'assurda rissa dei medici al Policlinico Universitario di Messina sono centinaia, leggerli tutti è quasi impossibile, qui ho riportato alcuni stralci.
Tutti i giornali on-line, ovviamente, riportano gli sviluppi e il miglioramento della madre e del figlio, spesso ricordando i fatti precedentemente raccontati (vedi: Policlinico Messina: ginecologi litigano, gravi madre e neonato), tanti ora aggiungono considerazioni e analisi.
Riporto alcune novità dell'ultima ora:
La direzione generale del Policlinico oggi, dopo l’incontro con il ministro Fazio e l’assessore Russo, ha annunciato di aver sollevato dall’incarico il professor Domenico Granese, responsabile dell’istituto di Ostetricia e Ginecologia.
Il dr Vincenzo Benedetto, uno dei due ginecologi protagonisti della zuffa in sala parto, è stato sospeso dall’attività assistenziale. Già sabato era stato anche sospeso dall’attività ambulatoriale insieme con il collega-rivale, Antonio De Vivo. E nei confronti di quest’ultimo oggi anche l'Università di Messina ha assunto il provvedimento di revocandogli l’assegno di ricerca (licenziato).
Il Messaggero (Rissa in sala parto, indagati 5 medici. Migliorano mamma e bambino):
Gelosie professionali tra i due ginecologi. Le prime indagini dei carabinieri sembrano confermare che tra i due ginecologi che hanno litigato in sala parto ci sarebbe stati dissidi già altre volte per via dell'attività che entrambi svolgono in forma privata. La lite, scoppiata perché il ginecologo di fiducia della paziente, Antonio De Vivo, avrebbe cominciato l'intervento sulla sua assistita senza avvertire il collega di turno più anziano, Vincenzo Benedetto, sarebbe dunque avvenuto all'apice di dissapori professionali. Ascoltando infermieri, medici e altro personale sanitario, i carabinieri hanno accertato che Antonio De Vivo, assegnista del Policlinico, ha uno studio medico in via Ugo Bassi con strutture all'avanguardia, tra le quali una macchina che effettua esami in 3D, molto frequentato da donne in gravidanza proprio per la tecnologia a disposizione. L'altro medico strutturato del Policlinico, Vincenzo Benedetto, ha invece uno studio in via Garibaldi.
Il primario: sono state due teste calde. «I due medici hanno litigato perchè il collega più giovane non ha avvertito quello più anziano, facendo l'induzione al travaglio di parto. Poi uno ha spinto l'altro e hanno litigato - dice Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina - Sono state comunque due teste calde, quello che è accaduto è inammissibile. Devo però dire che sono due ottimi professionisti, molto stimati da tutti. Il fatto, comunque, è accaduto nella pre-sala parto e non nella sala parto. Litigi ne avvengono spesso, tra i due c'era qualche ruggine, ma non doveva succedere in quel momento».
La Repubblica (Il ministro Fazio al Policlinico. Il marito della donna "una presa in giro"...)
Chiede scusa "alla signora e alla famiglia a nome dei medici e della Sanità per quello che è successo, e lo dico da medico". Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha incontrato questa mattina Laura Salpietro, la donna di 30 anni che ha partorito al Policlinico di Messina durante una violenta lite fra due medici. Ma il marito della donna, Matteo Molonia, non ci sta: "E' una presa in giro all'italiana - dice - da domani si spegnerà l'informazione su questo caso e la vicenda sparirà del tutto". Tuttavia precisa che "è importante che il ministro sia qui, vuol dire che qui dentro è successo qualcosa e che il problema non è soltanto il mio".
... Fazio è intervenuto anche sul numero eccessivo di parti cesarei che vengono fatti al Sud: "Non sono qui per fare nessun tipo di indagine - ha detto il ministro - Secondo me i nessi non so neanche quanto siano importanti. E questo è il primo aspetto. Il secondo aspetto è che se succede qualcosa è anche perché succede in un contesto particolare. Qua stiamo parlando di parti, la media Ocse accettabile per numero di parti cesarei è non oltre il 25 per cento. In Italia siamo al 28. Ricordo che regioni come Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia Romagna sono sotto il 30 per cento. Ricordo che nel 2009 la Sicilia è al 52 per cento, la Campania è oltre il 60 per cento". E i parti cesarei sono più costosi di quelli naturali.
La Stampa (L'ospedale dei baroni tra pallottole e sospetti)
Ma di che cosa si stupisce? Lo sa che cosa ha visto questo ospedale?». E giù a raccontare delle pallottole sparate nel 1998.
Bersaglio il direttore della clinica di Endoscopia digestiva Matteo Bottari, il genero dell’ex rettore. E delle accuse, poi cadute, al collega epatologo Giuseppe Longo, «topacchione assassino» nelle intercettazioni, finito in carcere per storie di mafia e infine assolto. E poi, scendendo dal sangue al malcostume, del processo in corso a carico dell’attuale Magnifico, Francesco Tomasello, ordinario di Neurochirurgia, accusato con altri ventitré fra docenti, funzionari e ricercatori, di avere truccato un concorso a Veterinaria. Già, di che cosa ci si stupisce, qui, nel verminaio Messina, se due ginecologi del Policlinico si sono presi a pugni mentre la paziente era sul lettino in attesa del parto cesareo? Se adesso non potrà più avere figli ed è qui a chiedere come sta il suo piccolo Antonio? «Voglio vederlo - dice - fatemelo almeno vedere».
Nel tempio dei baroni messinesi, nell’ospedale dell’Università dove metà dei 1.500 docenti ha almeno un omonimo tra padri, figli, mogli, nipoti, cugini, il potere si misura sulle cattedre. Una cittadella accademica ambita, ambitissima, la camera di compensazione dei poteri forti della città, la patente da esibire per fare carriera, il legame da intrecciare per salire nella scala sociale della città che un tempo era la «babba», la sciocca, risparmiata dalle guerre di mafia di Catania e Palermo, e che poi si è scoperta soltanto più capace di una crudele, apparente, rispettabilità. Pentola a pressione che non è mai esplosa, non ha visto il bianco e nero, le bombe e l’antimafia, il disgusto e la rivolta.
«Quando sono arrivato qui - racconta Giuseppe Pecoraro, alla guida del Policlinico da tre anni, prima da commissario straordinario e ora da direttore generale - mi sono trovato davanti a una fenomeno incontrollato di medici estranei ai reparti che chiedevano di svolgere attività di volontariato, un modo per curare i loro interessi professionali privati fregiandosi della griffe Policlinico e assicurando con facilità ai pazienti una serie di servizi ospedalieri, dai prelievi di sangue alle ecografie ai ricoveri. Una follia diventata prassi che evidentemente, nonostante i miei divieti, continua ad allignare».
Il riferimento, per niente casuale, è ad Antonio De Vivo, il rampante assegnista di ricerca che ha portato Laura Salpietro, sua paziente in regime privatistico, a partorire al Policlinico. «Questa cosa ha un nome - incalza Pecoraro - e si chiama esercizio abusivo della professione, un assegnista non può svolgere alcuna attività assistenziale autonoma. La responsabilità è di chi gliel’ha consentito, a partire dal primario del reparto». Domenico Granese, che adesso rischia la testa.
Oggi, al termine dell’incontro con il ministro della Salute Ferruccio Fazio e dell’assessore alla Sanità Massimo Russo, Pecoraro annuncia provvedimenti forti. Probabilmente il commissariamento del reparto, «che è uno dei punti deboli dell’ospedale». Eppure le donne di Messina vengono a partorire proprio qui, anche perché l’alternativa è il «Piemonte» delle vergogne che è in via di chiusura o il «Papardo», dove nella nuova Ginecologia tre mesi fa è caduto un pezzo di soffitto in un corridoio. ...
Il Giornale (Le due sanità di Messina che l'Italia non può sopportare)
Come è logico aspettarsi, il giornale lancia sempre messaggi politici, martella sull'importanza del federalismo e necessità di punire il sud sprecone e gli elettori che scelgono male i loro rappresentanti (Ndr).
Laura e il suo unico figlio sono le ennesime vittime della malasanità? Certamente, ma qui c’è qualcosa di più. C’è evidente un esempio di scontro tra due sanità, quella pubblica e quella privata e la ribellione alle rispettive rigide regole. Evidentemente in quel policlinico c’era chi le regole era abituato a non rispettarle, e di conseguenza c’è stata anche una prolungata assenza di controlli, come spesso avviene nelle Regioni che hanno un enorme deficit di spesa e che oggi sono sotto commissariamento. Altrimenti non si sarebbe arrivati a tanto, a un episodio così grave che riflette la negazione della professionalità e dell’etica medica, e che ferma i riflettori sulla Sicilia, una regione che cerca faticosamente di risalire la china dei costi economici e degli sprechi, essendo stata sottoposta di fatto ai piani di rientro della spesa sanitaria.
Ma la gestante che con fiducia sceglie la sanità pubblica per dare alla luce il proprio figlio, deve essere garantita e tutelata dall’inizio alla fine della sua degenza e non rovinata per tutta la vita. Ai pazienti non importa nulla della riqualificazione della rete sanitaria territoriale o regionale, della struttura pubblica utilizzata per lucrare politicamente ed economicamente, o dei medici che vogliono guadagnare privatamente anche negli ospedali pubblici. Il paziente che si rivolge a un nosocomio lo fa perché ha bisogno di aiuto, perché sta male e intende affidarsi a professionisti garantiti dallo Stato e a una struttura competente che la Regione finanzia e tiene aperta con su scritto «Ospedale», un luogo di cura, di urgenza e di emergenza e che si spera operi da salvavita.
Libero: Esperto commissione errori: caso Policlinico frutto situazione anomala.
"Aldila' delle responsabilita' dei singoli, su cui fara' luce la magistratura, il gravissimo episodio verificatosi nella sala parto del Policlinico di Messina e' conseguenza della situazione anomala in cui versava il Reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale". A ribadirlo e' Benedetto Fucci, responsabile del filone d'indagine sui punti nascita della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali.
"Nonostante la situazione di grave anomalia andasse avanti da anni, il direttore dell'azienda ospedaliera non e' in alcun modo intervenuto, lasciando che la situazione degenerasse e si creassero cosi' le precondizioni per episodi di inconcepibile gravita', come quello accaduto giovedi' in sala parto", sottolinea in una nota, riferendosi alla situazione denunciata dallo stesso dg, Giuseppe Pecoraro, in questi giorni ("un fenomeno incontrollato di medici estranei ai reparti e presenti per curare i loro interessi professionali privati")
Enrico di Giacomo: un bell'articolo di Felice Cavallaro: Il caso al policlinico di Messina - Il Borsista avrebbe preteso di operare la cliente scontrandosi con il medico di turno
MESSINA — C’è alla base una caccia ai pazienti considerati clienti, merce privata, roba propria, dietro i pugni in sala parto con le mani di un ginecologo sul collo di un collega, una vetrina in frantumi, la rissa fra camici bianchi, l’arrivo dei carabinieri, il rischio vita per la partoriente e il futuro incerto per il bimbo che nasce in ritardo, asfissiato, in coma. Brutta, orrenda pagina con cui si supera una nuova soglia della malasanità. Ancora una volta nella scandalosa Messina dove un neolaureato bucò il polmone a una ragazzina durante l’anestesia. Stavolta un assegnista di ricerca, vincitore di una borsa di studio, Antonio De Vivo, pretendeva di escludere dal parto cesareo il medico strutturato, un ricercatore, Vincenzo Benedetto, titolare del turno di guardia. Per la semplice ragione che la «cliente» l’aveva seguita lui, nel suo studio, il megalaboratorio superpubblicizzato di via Ugo Bassi, ormai famoso nella città del ponte che non c’è per una megamacchina in 3d d’ultima generazione, «meglio di Avatar», come sussurravano sbeffeggiando alcuni suoi colleghi, indispettiti dalla intraprendenza del giovane collega. A non sopportarlo era anche il dottor, pardon, il professore Benedetto, come si legge sui biglietti da visita, pure lui con studio privato, in via Garibaldi, ma non «mega» e privo di quel richiamo «tridimensionale» che fra le gestanti di Messina trasformava il giovane De Vivo in uno dei professionisti più gettonati della città. ...
L'Espresso: Il falò della sanità
..nessuno di quelli che ora chiedono scusa e speculano sulla tragedia ha fatto niente per evitarla. Ma ecco i fatti:
1) Il Policlinico di Messina è un disastro dilaniato dalla guerra tra baroni, dai concorsi bluff, dal degrado cui nessuno mette nemmeno una pezza (L'espresso lo ha raccontato bene ormai mesi fa). La cronaca ci ha raccontato solo una settimana fa della morte incongrua della signora Giovanna Panarello, 60 anni, sulla quale sta indagando la magistratura. E il reparto di ostetricia e ginecologia ha già fatto danni negli anni scorsi registrando diversi "incidenti" a puerpere e neonati puntualmente registrati dalle cronache. Stupisce che le autorità sanitarie della regione e del paese se ne accorgano solo ora.
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