Associazione Salute

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Big pharma alla guerra dei farmaci biosimilari

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proteinaScaduti i brevetti si apre l’era dei 'biosimilari': farmaci biologici “copiati” dagli originali, già pronti per l’uso anche in Italia. L’oncologia sarà il vero banco di prova perché ben il 40% delle molecole biotech serve per la cura dei tumori.

Inizia così un comunicato della fondazioni AIOM e FAVO, dopo un meeting pubblicato da molti siti che si occupano di salute e prosegue...

Ma i malati sono preoccupati: il pesante precedente con l’eritropoietina, reazioni avverse causate da un diverso eccipiente, impone norme chiare sulla possibilità di procedere alla sostituzione. Sarebbero quindi i malati ad essere preoccupati non le grandi case farmaceutiche!?

“Il processo di sintesi del farmaco biosimilare non è mai del tutto fedele a quello dell’originatore – sottolinea il prof. Francesco Cognetti Direttore dell’Oncologia del Regina Elena – e ciò può comportare problemi di efficacia e sicurezza, che giustamente allarmano i pazienti. Le molecole biologiche sono estremamente complesse e anche il sito produttivo riveste un’importanza determinante. Francia, Spagna e Germania hanno proibito la sostituzione automatica mentre in Italia siamo tuttora in attesa di una norma chiara”. Figuriamoci, se questo governo potrà ritenerlo un problema ad alta priorità....

Secondo il prof. Cognetti i 'biosimilari' sarebbero prodotti con eccipienti differenti solo per l'Italia. Seppure in Italia manca una norma specifica, sono rarissimi i casi di modifica degli eccipienti, allo scopo di migliorarli. I farmaci equivalenti devono contenere la stessa formulazione, eccipienti compresi.

La guerra è iniziata per screditare subito i farmaci bioequivalenti, li hanno già soprannominati con il nomignolo "biosimilari" per rendere meglio l'idea di farmaci "simili", ma non equivalenti, gettando così subito un discredito interessato (hanno persino aperto un apposito sito). Tutto per evitare che si prescrivano farmaci meno cari a vantaggio di una riduzione dei costi della sanità pubblica. Tale eventualità preoccupa Big pharma che vedrebbe ridurre gli introiti.

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