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La Corte dei Conti demolisce il ponte sullo stretto

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La Corte dei Conti muove forti critiche relative a fattibilità del progetto, finanziamenti, flussi di traffico fra Calabria e Sicilia. Ci sono anche dubbi sulla compatibilità ambientale.


E’ disponibile da alcuni giorni sul sito della Corte dei Conti una relazione molto articolata su “Esiti dei finanziamenti per il ponte sullo Stretto di Messina” approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato.

Il costo del ponte era indicato in 4,68 miliardi di euro nel progetto preliminare approvato nel 2003, rileva la Corte; nel DPEF 2010-13 (documento di programmazione economica e finanziaria) passa a 6,35 miliardi. Un bell’aumento!

Chi paga? Per il 40% sborsano la Stretto di Messina s.p.a. (controllata dall’Anas) e lo Stato, rileva la Corte; il 60% che reperirà i capitali sui mercati internazionali.

A questo 60% di mutui e investimenti si potrà far fronte soltanto grazie ai pedaggi che pagheranno i veicoli in transito sul ponte.

Ma il volume del traffico sarà sufficiente a sostenere cotanto onere? La stima di traffico su cui si basa l’architettura finanziaria del ponte è stata effettuata nel 2001 ed era già fortemente sovrastimato.

Nel frattempo le cose sono cambiate, nota la Corte, e i numeri previsti potrebbero essere “non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica”. Cioè spropositamente sovrastimati. Nel qual caso si aprirebbe una voragine finanziaria.

E' tecnicamente possibile costruire il ponte di Messina? Il progetto definitivo non c’è ancora, e “il modello progettuale infrange ogni primato sinora esistente (lunghezza dell’impalcato, larghezza della sede stradale e ferroviaria, altezza delle torri e diametro dei cavi)”.

“Rispetto al ponte più lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaikyō con una campata unica di metri 1.991, il ponte sullo stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300″.

“La Corte ritiene opportuno che si continui ad adottare tutte le adeguate misure di approfondimento sul tema della fattibilità dell’opera”.

Tuttavia, se il ponte non verrà costruito, lo Stato è esposto al pagamento di una penale di 390-630 milioni di euro nei confronti dell’Impregilo, il general contractor dell’opera, su questo la Corte non si esprime. Difficile però comprendere perchè uno stato si sottopone a clausole così punitive...

Infine, la Corte raccomanda di valutare attentamente le questioni ambientali “al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area”. da Blogeko

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Gennaio 2010 15:44  

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