«Il Ponte vuole unire non due coste, ma due cosche». Dire ciò che molti pensano è pericoloso, secondo Buzzanca la frase offende le città di Messina ed ha querelato Vendola che l'ha pronunciata.
Probabilmente offende i politici, artefici e grandi sostenitori dell'opera, ma la maggioranza dei cittadini messinesi e calabresi condivide la frase, perchè ritiene il ponte sullo stretto rechi solo danno e nessuno ha mai dimostrato seriamente e compiutamente l'utilità.
«L’espressione contestata – affermano i giudici di Palermo – è stata pronunciata in occasione di una convention politica e, dunque, nel contesto di un intervento di segno politico, nell’ambito del quale lo stesso Vendola aveva inteso, ed appare essere questo uno dei punti essenziali del suo intervento, lamentare l’inutilità e l’inopportunità politica dell’esecuzione di questa opera pubblica.
In questo contesto di critica dell’opera e di aspra polemica politica, il governatore, verosimilmente anche a suggello della tesi sostenuta della sostanziale inutilità pubblica, ha inteso segnalare il timore che la realizzazione della stessa potesse rappresentare un’occasione per interessi illeciti delle strutture criminali associative, notoriamente presenti nel territorio siciliano e calabrese».
Una motivazione che, secondo Buzzanca e i legali di Palazzo Zanca, non regge. In particolare ritengono che dal discorso di Vendola «non si evince una critica alla costruzione del Ponte, ma solo e soltanto affermazioni denigratorie nei confronti delle due città (allo stesso per nulla care) e, pertanto, detto comportamento non può in alcun modo essere ritenuto esente da responsabilità».







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