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A due mesi dall'alluvione di Messina

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Tutto fermo, i piani per la messa in sicurezza degli edifici e l’arrivo dei fondi. Mezzi dei Vigili del fuoco ripuliscono le strade dal fango.E qualcuno fa confronti con L’Aquila…

«Abbiamo comprato una caffettiera e ogni mattina puliamo le tazze nello stesso lavandino dove ci laviamo i denti e il viso, mangiamo alla mensa del villaggio turistico e chi non lavora non sa cosa fare tutto il giorno, poi la sera con mia moglie e i figli andiamo a dormire in uno spazio privato, ma di notte per andare in bagno devo sempre svegliare i ragazzi».

Roberto Milazzo, proprietario di una casa oggi perduta e inagibile, è uno dei 1.600 senza tetto colpiti dalla frana di Messina il 1° ottobre a Giampilieri, Altolia, Molino, Briga superiore, Scaletta Zanclea (31 morti e sei dispersi). In 1.100 stanno negli alberghi, 500 presso parenti e amici, e sono al centro di un frenetico movimento di trattative, di sopralluoghi e di sbarramenti antisciacallaggio messi in atto dal Comune.

Contro oscuri avvocati che si propongono per risarcimento danni, l’amministrazione ha costituito un gruppo di 50 legali autorizzati. Contro i proprietari di case che hanno alzato i prezzi e che solo in 11 hanno risposto al primo bando, il Comune sta studiando nuove iniziative o la requisizione con la prefettura. C’è grande attesa per i piani di recupero del territorio, per la sicurezza che potrebbe essere riconquistata con una cifra intorno ai 500-600 milioni. E tutti aspettano, mentre si moltiplicano i tentativi di sciacallaggio ma anche gli episodi di solidarietà («qualcuno per settimane ha ospitato 18 vicini tutti insieme nella sua casa», ricorda Corrado Manganaro, presidente del comitato Salviamo Giampilieri).

E mentre perfino le chiese diventano aule di scuola, grande è l’attesa per le nuove leggi della Regione Sicilia che – spiega il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca – prevedono di dare un posto fisso a chi nel disastro ha perso un familiare: «Un posto di lavoro per chiamata diretta negli enti locali, al Comune o alla Provincia, solo uno per ogni famiglia colpita. Stiamo pensando anche alla requisizione delle case, ma è un atto estremo». Leggi e provvedimenti per superare il trauma del nubifragio dopo che il primo finanziamento di 100 milioni è stato affondato a Roma, in Senato.

«Due anni fa ho finito di pagare il mutuo della casa e mi sentivo al sicuro, ora i privati mi affittano un appartamento a 600 euro, cifra alta per questa zona, e anche se 400 li paga il Comune non posso togliere ai miei figli 200 euro al mese». Roberto Milazzo con la sua famiglia resta dunque in albergo, «nel complesso turistico Le Dune: per due, tre mesi avrei stretto la cinghia ma di quanti anni sarà l’attesa? Prima spendevo 10 euro ogni tre giorni per raggiungere il mio posto di lavoro e ora ne spendo il doppio. Ora le mie cose non esistono più, tutto è distrutto nella casa invasa dal fango. Qui in albergo abbiamo comprato un asse e un ferro da stiro, laviamo la biancheria nel lavandino, ci sentiamo di serie B: a quasi due mesi da quella sera non sappiano che futuro avremo».

Tutto fermo per gli sfollati di Messina, qualcuno fa paragoni con i terremotati dell’Aquila e dice che «le medaglie non bastano»: all’hotel Paradise piange Salvatore De Luca, il nonno ottantenne di Simone Neri, il giovane che prima di morire nell’alluvione è riuscito a salvare nove persone. «Le medaglie non bastano, noi parenti di Simone non abbiamo una casa e mio figlio disabile, che è lo zio di Simone, non ha ancora una sedia a rotelle adatta a lui e ha le piaghe».

La famiglia dell'ingegner Candeloro Ragusa nella loro camera in albergo.
La famiglia dell’ingegner Candeloro Ragusa nella loro camera in albergo.

Chi aspettando non si muove e chi si inventa le soluzioni, come le maestre di Altolia e padre Orazio Siani, parroco di San Biagio e di Santa Maria La Scala in Molino. Trasformano la chiesa in scuola, «quattro aule nelle navate laterali, con banchi e lavagne, e l’asilo nella sagrestia. Fino a quando? Bella domanda», dice padre Siani: «Fino a quando sarà necessario la nostra chiesa sarà a disposizione della comunità». Confermato dalla maestra Giusi Lombardo: «Sette insegnanti volontarie ogni giorno. Lavoriamo nelle navate, non possiamo parlare e spiegare ad alta voce per non disturbare gli altri, i bambini studiano con le giacche perché se accendiamo la stufa elettrica salta il contatore».

E aspettando si vive da alluvionati come l’ingegner Candeloro Ragusa all’albergo Europa con moglie e due figli di sei mesi e tre anni. «Facevo il libero professionista a Scaletta Zanclea e anche l’insegnante, ma sono rimasto fuori con la riforma Gelmini. Ho perso lo studio, è crollato, e la casa è inagibile, ho perso pure l’automobile e sono a piedi. Ho affittato una stanza dove ho riaperto lo studio; mia moglie svezza il neonato in questo albergo, rientro la sera e viviamo qui, senza niente. La mia casa sarebbe abitabile se la zona fosse messa in sicurezza, ma tutto è fermo».

Auto distrutte a Giampilieri.Auto distrutte a Giampilieri.

Gli assistenti sociali dell’assessore Pinella Aliberti vanno negli alberghi «a confortare tutti coloro che non hanno più l’intimità familiare, c’è chi ha perso l’attività economica, un bar, una salumeria, chi vendeva frutta all’angolo ma poi tornava a casa, chi aveva una casa con un pezzo di terra ed era disoccupato ma vendeva le uova e ora dice “ho perso lo stato di disoccupato nella mia terra”». Aspettano tutti e guardano a Palermo, al commissario dell’emergenza, che è il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Guardano al gruppo di tecnici che hanno già fatto i sopralluoghi e stanno per dire chi può tornare a casa subito. Chi deve aspettare le opere di sicurezza sulla montagna e la ristrutturazione delle case. E chi – come i proprietari delle 29 case del tutto franate da ricostruire altrove – deve aspettare che un altro posto ancora senza nome, e un altro mondo, vengano individuati. (Di Delia Parinello)

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