Eversivi manifestanti no-ponte avvisati: Silvio Berlusconi fa sul serio. Il premier ieri sera, ospite del talk show di Canale 5 Matrix, ha affrontato, fra gli altri, anche l’argomento Ponte. Il tormentone Ponte sullo Stretto torna nelle parole di Silvio Berlusconi, con più veemenza che mai.
Accanto alle ormai arcinote dichiarazioni sulla posa della prima pietra e sulla garanzia della effettiva realizzazione della grande infrastruttra, il presidente del Consiglio, questa volta, si è spinto oltre: “Ho avuto un incontro con Ciucci in questa settimana - ha detto il premier - e siamo riusciti a mettere insieme un programma per cui presto inizieremo i lavori del ponte sullo stretto di Messina. Garantisco che sara’ fatto. Ci tengo ad avere l’orgoglio di una realizzazione epocale tutta italiana per poter connotare il mio governo con un’opera che resti. Sono personalmente impegnato“.
Ma Berlusconi non si ferma qui. Oltre a dare la sua parola che il Ponte si farà e non resterà solo una immensa chimera politica, Berlusconi ha fatto affermazioni pesanti anche in merito all’eventualità di manifestazioni di protesta che mirino a bloccare i cantieri. “Contro i manifestanti userò la forza, - ha detto il Presidente del Consiglio - se necessario anche l’esercito”. Dichiarazioni da prendere, evidentemente, con le pinze in attesa della concretizzazione di un progetto, quello del Ponte, che lascia perplessi tanti, soprattutto a Messina. [da: 98cento.it]
Ormai è il nuovo corso, quando la popolazione si ribella, si manda l'esercito, si dichiarano alcune zone siti di interesse strategico nazionale e si aggiunge un problema di democrazia. Ma agli italiani la democrazia, degli altri, non interessa. Così a grandi balzi ci avviciniamo al modello cinese, ma nessuno ci crede veramente, eppure ci sono tante similitudini: il lavoro schiavista dei senza permesso di soggiorno, i lavoratori a tempo determinato praticamente senza diritti, le TV nelle mani di un solo soggetto, l'esercito per attività istituzionali non pertinenti... Cosa vogliamo ancora per preoccuparci?
Comunque, laretenoponte.it organizza una manifestazione per l'8 agosto, certo, potevano scegliere date meno calde ed afose...
La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un’area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico.
Sarà alquanto difficile che possa esserci un investimento di privati in un’opera che non dà alcuna garanzia di profitti(nonostante le clausole di rivalsa che prevedono il rimborso del 50% dell’investimento allo scadere della concessione). Il finanziamento (se ci sarà, col miliardo e trecento milioni attuali avvieranno progettazione ed opere propedeutiche e/o compensative) sarà interamente pubblico e verrà, come spesso ripetuto da Matteoli, recuperato in larga parte sul mercato finanziario (attraverso prestiti e/o obbligazioni) rinviando il debito alle generazioni successive.
Il movimento Noponte ha sempre motivato la sua contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull’alta sismicità dell’area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una “luce” così lunga, ecc.. Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a “La Repubblica” di avere sbagliato le previsioni: la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter, che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d’asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!! [da: enricodigiacomo.org]









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