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Morbo di Crohn: l'uso continuo di aspirina aumenta rischio

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L’uso regolare di aspirina aumenta il rischio di insorgenza di morbo di Crohn fino a 5 volte. E’ quanto afferma un recente studio della University of New Anglia (UEA). 

 

La ricerca in questione, coordinata dal dottor Andrew Hart della UEA, è stata presentata per la prima volta durante la conferenza Digestive Disease WeekNew Orleans.

Il morbo di Crohn è una patologia cronica infiammatoria intestinale grave dell'apparato digerente o MICI (malattia infiammatoria cronica intestinale). Al processo patologico possono essere interessati anche lostomaco, il duodeno, il digiuno, l'appendice vermiforme, il cieco, il colon ascendente e la vescica. L’infiammazione coinvolge tutta la parete del tratto interessato e spesso si estende al vicino mesentere e ai linfonodi. Più frequentemente interessa il tratto terminale dell'ileo e il colon. Spesso si associa a disturbi auto-immunitari a livello sistemico, come ulcere orali e artriti reumatiche.

Il morbo di Crohn interessa 4 milioni di persone in tutto il mondo: 60.000 persone nel Regno Unito e 500.000 persone negli USA. In Italia colpisce 200 mila persone, con 2 mila nuovi casi ogni anno. I pazienti che ne sono affetti  risultano a più alto rischio di cancro intestinale.

Anche se ci possono essere molte cause della malattia, ricerche precedenti su campioni di tessuto hanno dimostrato che l’aspirina (acido acetilsalicilico) può avere un effetto nocivo sull’intestino. Per approfondire ulteriormente questo legame potenziale, l’équipe dell’UEA ha seguito 200.000 volontari di età compresa tra i 30 ed i 74 provenienti da Regno Unito, Svezia, Danimarca, Germania e Italia. I volontari erano stati reclutati per lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), tra il 1993 e il 1997.
All’inizio dello studio stavano tutti bene, ma entro il 2004 un piccolo numero aveva sviluppato il morbo di Crohn. Quando si sono analizzate le differenze nell’uso di aspirina tra chi aveva sviluppato la malattia e chi invece no, i ricercatori hanno scoperto che coloro che assumevano aspirina regolarmente per un anno o più sono stati cinque volte più a rischio di sviluppare il morbo di Crohn.

Lo studio ha anche dimostrato che l’uso di aspirina non ha avuto effetto sul rischio di insorgenza di colite ulcerosa, una condizione simile al morbo di Crohn.

“I nostri risultati suggeriscono che l’uso regolare di aspirina potrebbe essere uno dei molti fattori che influenzano lo sviluppo di questa malattia”, ha spiegato il dottor Hart. “L’aspirina ha molti effetti benefici, tuttavia, perchè aiuta a prevenire infarto ed ictus. I pazienti che sono in cura con l’aspirina per questi fattori di rischio dovrebbero quindi continuare a prendere il farmaco perché il rischio di sviluppare il morbo di Crohn, malgrado in queste persone sia più alto, è in generale molto basso, uno per ogni 2000 pazienti, e il collegamento non è ancora stato definitivamente provato.”

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