Associazione Salute

 
  • Aumenta la dimensione del testo
  • Dimensione del testo predefinita
  • Diminuisci la dimensione del testo
Home Scienze news Retinite pigmentosa: una speranza all'orizzonte

Retinite pigmentosa: una speranza all'orizzonte

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

Alcuni scienziati finanziati dall'UE sono riusciti a risvegliare coni visivi inattivi, un traguardo che potrebbe aiutare a salvare milioni di persone dal diventare ciechi. I coni inattivi, che normalmente rimangono nell'occhio anche dopo che è sopravvenuta la cecità, sono stati riattivati con successo da un team internazionale di scienziati sotto la guida dell'Istituto Friedrich Miescher in Svizzera e dell'Institut de la vision in Francia.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science. La retinite pigmentosa è una forma ereditaria di degenerazione della retina, caratterizzata da una progressiva perdita della vista che porta alla cecità. La malattia colpisce i fotorecettori, cellule che trasformano la luce in impulsi. Questi impulsi vengono elaborati dalla retina e inviati al cervello attraverso fibre nervose.

Ci sono due tipi di fotorecettori: bastoncelli e coni. I bastoncelli ci permettono di vedere di notte. Con l'avanzare della malattia, i bastoncelli sono i primi a essere colpiti e, alla fine, distrutti. I coni sono responsabili della percezione dei colori e dell'alta acuità visiva durante il giorno. Sono i secondi organi a essere colpiti dalla malattia ma, al contrario dei bastoncelli, i coni rimangono nell'organismo anche quando smettono di funzionare.

Anche se non possono più rispondere agli stimoli luminosi, i coni mantengono comunque alcune proprietà elettriche e legami con alcuni neuroni della retina che mandano informazioni visive al cervello. Fino ad ora non era chiaro se questi coni fossero accessibili per gli interventi terapeutici.

Il dott. Botond Roska dell'Istituto Friedrich Miescher e il suo team di neurobiologi hanno sperimentato una terapia genetica usando alorodopsina archeobatterica, una proteina fotosensibile che recupera la funzionalità delle cellule coni danneggiate. Il loro studio ha mostrato che la rete di cellule esistente era in grado di riprodurre molte delle complicate funzioni che trasformano la luce in un segnale neuronale. Secondo il team, le cellule inattive rappresentano un'importante via per l'intervento terapeutico in quelle malattie nelle quali si perde la funzione dei fotorecettori.

"Crediamo di aver trovato un metodo terapeutico valido che potrebbe in definitiva contribuire a far scendere il numero di pazienti di retinite pigmentosa," ha detto il dott. Roska. Ha aggiunto che il team sta attualmente esaminando i pazienti per selezionare quelli che potrebbero trarre maggior beneficio dalla nuova terapia. (google readerFonte: Cordis

Vedi anche:

 

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Agosto 2010 10:58  

This content has been locked. You can no longer post any comment.
Articolo archiviato, non è più possibile inserire commenti.

Statistiche

Tot. visite/mese contenuti : 380639

Chi è online

 84 visitatori online
Ricerca personalizzata

Ansa scienze

Updated every day - FOR PERSONAL USE ONLY

Le scienze

Le Scienze - Articoli, recensioni, notizie, analisi, documenti
  • Droghe e dipendenze: ecco perché il cervello fa la scelta sbagliata

    Che cosa spinge a ripetere comportamenti di dipendenza o di abuso da sostanze, come nel caso del fumo di sigarette, del consumo di alcol o del cibo, o anche da comportamenti come nel caso del del gioco compulsivo o della cleptomania?

    Le ricerche in campo neurobiologico stanno indagando la questione da molti anni: l'ultimo risultato in ordine di tempo viene ora dall'Università della California a Berkeley dove un gruppo di neuroscienziati ha individuato l'esatto punto in cui nel cervello vengono elaborate le informazioni che danno come risultato un comportamento compulsivo.

    Gli ...

  • Verso un test rapido per le malformazioni dei globuli rossi

    Una deformazione a carico dei globuli rossi è un segno di patologie gravi, come la malaria o alcune forme di anemia. Finora l'unico modo per accertare se un globulo rosso avesse la forma corretta era quello di osservarlo singolarmente al microscopio, con una procedura spesso lunga per il patologo che la effettuava.

    Ora i ricercatori dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign (UIUC) hanno messo a punto una tecnica, descritta sulle pagine della rivista Biomedical Optics Express, che permette di valutare la forma corretta di un globulo rosso in pochi secondi, analizzando la ...


Ultimi commenti

  • Semplicemente: richiedere l’annullamento dell’aut... More...
    By Ale
  • Salve, io purtroppo non ero a conoscenza di questa... More...
    By Giulia
  • Non si possono mischiare 2 codici di esenzione. S... More...
    By gino2
  • Scusate ma, un nucleo familiare di cui il dichiara... More...
    By ilMartiniano
  • La presente per informare l'utenza cittadina sanit... More...
    By Salvatore Artino

Saluteme come Home PageClick sull'icona per aggiungere saluteme.it tra i preferiti

 

SaluteMe.it è tra i miei preferiti perchè non riporta notizie ingannevoli o pubblicità occulta negli articoli.

Leggi disclaimer +39.320.051.4996