I ricercatori della Ucla, l'Università californiana di Los Angeles, hanno scoperto che le cellule del sangue possono essere trattate in modo da poter attaccare e sconfiggere le cellule colpite dal virus dell'Hiv, responsabile dell'Aids.
Lo studio, pubblicato dal giornale on-line Plos One, dimostra che è possibile "modificare le cellule del sangue umano in modo da renderle equivalenti a un vaccino genetico". (ANSA)
Con la scoperta si apre la porta della speranza per molti pazienti. Le autorità sanitarie mondiali chiedono che la guardia sulle politiche di prevenzione all'Aids resti elevata. Anche in Italia non diminuiscono i nuovi contagi metre sale l'età media dei malati.
"Nel periodo 1982 al 2007 - scrive il ministero - sono stati rilevati 59.106 casi, 45.780 (77,4%) di sesso maschile, 765 casi pediatrici (1,3%) e il 7,2% stranieri. Al dicembre 2007 risultano deceduti 35.358 (59,8%) pazienti. Nel corso degli anni, si è verificato un costante aumento dell'età mediana dei casi di Aids; nel 2007 è stata di 43 anni per gli uomini e di 40 anni per le donne. In concomitanza si è osservato un aumento della proporzione dei casi che hanno contratto l'infezione per contatto sessuale".
La scoperta potrebbe rappresentare un grandissimo passo avanti nella ricerca contro l' Aids, tuttavia, avverte lo stesso studio, serviranno altri anni di ricerche per avere i primi risultati concreti. La prossima fase, osservano gli studiosi californiani, sarà scoprire se la procedura testata in laboratorio funzionerà anche all'interno del corpo umano. "Questo studio ha dimostrato la validità del principio teorico secondo cui delle cellule modificate, in particolare le T-cell (linfociti T), possono migliorare il nostro sistema immunitario e possono essere usate per colpire altre cellule, infette dal virus Hiv", osserva l'autore della ricerca Scott G.Kitchen, docente di Ematologia e Oncologia alla scuola di medicina David Geffen e componente dell'Istituto dell'Ucla sull'Aids.






