I componenti di base dei dentifrici sono gli abrasivi, i tensioattivi (agenti detergenti e schiumogeni) e il fluoro. L'aggiunta di altre sostanze può aumentare le loro funzioni e quindi l'attrazione dei consumatori, ma spesso gli studi clinici sull'efficacia di questi agenti aggiuntivi sono superficiali e finanziati dagli stessi produttori.
Un buon dentifricio dovrebbe avere una composizione semplice, contenere non più di 10 ingredienti, limitare la quantità di conservanti, coloranti e allergeni.
I componenti di base
Abrasivi (Silica, Sodium Bicarbonate, Calcium Phospate, Perlite): la funzione degli abrasivi è quella di rimuovere macchie o particelle di cibo, e prevenire la formazione di calcoli sopragengivali. Non hanno efficacia sbiancante, ma aiutano a rimuovere le sostanze che causano l'ingiallimento dello smalto.
Tensioattivi (Sodium Lauryl Sulphate): sono necessari nei dentifrici in quanto dotati di proprietà detergenti e schiumogene; in più dissolvono altri ingredienti non solubili in acqua.
Fluoro (Sodium Fluorite): protegge dalla carie, grazie alle sue proprietà in grado di rafforzare lo smalto contro l'azione degli acidi, distruggere i batteri responsabili della placca e ridurre l'assorbimento degli zuccheri.
Dentifrici contenenti quantità eccessiva di fluoro, soprattutto nei primi anni di vita, possono causare la patologia della fluorosi, per questo è consigliabile che i bambini fino ai 6 anni usino solo acqua e spazzolino o dentifrici specifici per l'infanzia con una minore percentuale di fluoro (massimo 500 ppm). (da Altroconsumo)
Tra le sostanze aggiunte per migliorare l'efficacia del dentifricio ci sono gli antibatterici. Il Triclosan è molto usato contrasta la presenza di batteri, prevenendo così placca e gengiviti, ma è un ingrediente su cui circolano molti dubbi: è stata certificata la sua persistenza ad accumularsi negli organismi e ne sono state ritrovate tracce perfino nel latte materno. Si teme che nel tempo possa anche rafforzare i batteri contro l'azione dei comuni antibiotici.
Il triclosan, infatti, può causare mutazioni genetiche che possono provocare un aumento delle difese dei batteri contro gli antibiotici. Inoltre queste mutazioni possono essere trasmesse ad altri microrganismi, diffondendo così la farmaco-resistenza acquisita.
Alcuni studi hanno già individuato alcune mutazioni di salmonella, del batterio responsabile delle infezioni ospedaliere (MRSA) e di E.coli che inducono un certo grado di resistenza al triclosan.
E' da notare che il triclosan, secondo quanto rilevato dalle analisi condotte dai Centri statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, si rileva nelle urine del 75% della popolazione americana e probabilmente in Europa la situazione è simile.
Infine, un altro allarme arriva dalla FDA (Food and Drug Administration) secondo cui il triclosan potrebbe causare alterazioni ormonali e per questo si stanno conducendo ulteriori studi.
Perciò utilizzare poco dentifricio, non associare collutorio (utilizzarlo solo se necessario - può capitare 4-5 volte l'anno).
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