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Speranze per terapia epatite B cronica

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Lo studio, che porta la firma come primo autore di Paola Fisicaro, estende precedenti ricerche e dimostra come sia possibile ristabilire la funzionalità immunitaria contro HBV.

Attualmente le terapie disponibili sono rappresentate da farmaci come l'interferone-alfa e gli analoghi nucleosidici. L'interferone ha il vantaggio di determinare una risoluzione definitiva dell'epatite cronica, ma la sua efficacia è limitata al 20-30% dei pazienti trattati. Gli analoghi nucleosidici riescono a inibire completamente la replicazione virale in un'altissima percentuale di casi, ma devono essere somministrati continuativamente per tutta la vita perchè la loro sospensione si associa generalmente alla riattivazione dell'infezione.

Attualmente esistono 5 analoghi nucleosidici / nucleotidici approvati per il trattamento dell’epatite B cronica, tra cui tre farmaci approvati negli Stati Uniti e nell’Unione Europea negli ultimi 3 anni. Ciascuno di questi farmaci ha dimostrato benefici a breve termine, tra i quali miglioramento istologico, la sieroconversione HBeAg, la soppressione del DNA del virus dell’epatite B ( HBV ), e la normalizzazione dei valori di ALT ( alanina-aminotransferasi ).

Tuttavia, la maggior parte dei pazienti richiede una terapia di lungo termine, e i 5 farmaci approvati differiscono tra loro per quanto riguarda il profilo di resistenza e la capacità di realizzare completa soppressione antivirale.

La Lamivudina ( Epivir ) è stato il primo farmaco approvato, ma il suo utilizzo ha portato frequentemente a resistenza antivirale.

Adefovir dipivoxil ( Hepsera ) ha un profilo di resistenza di prima linea superiore, ed è attivo contro i virus HVB resistenti alla Lamivudina.

I farmaci più recenti includono Tenofovir disoproxil ( Viread ), Entecavir ( Baraclude ) e Telbivudina ( Sebivo ) presentano una potenza maggiore della Lamivudina e dell’Adefovir dipivoxil.
Tuttavia i tassi di resistenza alla Telbivudina sono comparativamnete elevati e sia la Telbivudina che l’Entecavir hanno una diminuita efficacia contro i virus HBV resistenti alla Lamivudina.
Il Tenofovir disoproxil fumarato, il nucleotide approvato più recentemente ( nel 2008 in Unione Europea e negli Stati Uniti ), è altamente efficace sia nei pazienti naive ai trattamenti che nei pazienti con esperienza di trattamento.

Nel complesso, questa classe di farmaci è in grado di realizzare una completa soppressione antivirale nella maggior parte dei pazienti almeno nel breve periodo. L’obiettivo futuro è utilizzare al meglio questi farmaci nel lungo periodo in modo da minimizzare la resistenza antivirale e mantenere la soppressione antivirale massima. ( Xagena_2008 )

Delaney WE 4th et al, Curr Opin Pharmacol 2008; Epub ahead of prin

In questo scenario una possibile strategia per eradicare l'infezione in via definitiva sembra possibile tramite l'utilizzo di vaccini che stimolano direttamente i linfociti anti-virali; fino ad ora però la possibile validità della terapia è stata messa in discussione dal fatto che i linfociti dei pazienti con infezione cronica sono paralizzati funzionalmente e quindi scarsamente reattivi agli stimoli esterni (come una vaccinazione).

Lo studio darebbe una prima risposta a questo problema. Nei laboratori di Parma infatti sono stati isolati in vitro i linfociti di pazienti con infezione cronica da HBV e attraverso l'utilizzo di uno specifico anticorpo capace di bloccare segnali intracellulari inibitori dei linfociti T ne ha ripristinato la funzionalità.

La ricerca getta le basi per strategie immunomodulatorie innovative da usare in vivo, preferenzialmente in associazione ad altri farmaci anti-virali, per ottenere un piu' efficace controllo dell'infezione da HBV.(ANSA).

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Ottobre 2010 20:53  

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